«Siamo tutti dei viaggiatori»

Lasciare una fraternità che è piaciuta non è indolore;

il cuore però resta riconoscente per tutto quello che vicini e amici ci hanno apportato.

Biên ce ne parla, in seguito ad una visita fatta al villaggio dove aveva vissuto da giovane fratello.

Biên

Alla fine del 2018 ho avuto l’occasione di ritornare a Co Đo, dove più di 40 anni fa, Antoine Nghi ed io, siamo venuti a vivere per circa 20 anni, dopo gli eventi del 1975, quando i comunisti si sono impossessati del Sud-Viêt Nam. A quel tempo avevo 26 anni. Co Đo era un villaggio piccolo e povero situato in una regione deserta del delta del Mekong. Non c’erano né acqua, né elettricità. Le case erano disseminate qua e là e costruite in modo rudimentale, erano soprattutto capanne. La popolazione era composta da contadini che vivevano soprattutto di agricoltura e di pesca. Il territorio era attraversato da un groviglio di corsi d’acqua e di canali. Gli spostamenti e i trasporti di merce si facevano unicamente con barche. Co Đo pertanto era ancor più isolato in rapporto ai centri urbani più vicini come Can Thu… Per questo era chiamata «la regione profonda, la regione lontana».
Ritornandoci adesso, ho difficoltà a riconoscere il Co Đo di una volta. Ci sono troppi cambiamenti, che vanno al di là della mia immaginazione.

Oggi Co Đo è diventato una città, con molte strade e molta circolazione, con quartieri commerciali pieni di vita, con palazzi spuntati ovunque, con attività di ogni sorta, con servizi tecnologici e di telecomunicazione, con servizi sociali; in breve, Co Đo è diventato dinamico come le grandi città del Viêt Nam. Davanti a questo spettacolo sono rimasto meravigliato.
Inevitabilmente il mio cuore è stato colto dalla nostalgia di Co Đo di una volta. Anche se la vita in quel tempo era povera – si mancava di tutto – e penosa nei campi, noi eravamo molto felici. Felici, perché tutti erano poveri, ma l’amore tra le persone era profondo, l’affetto tra vicini era reale: si era pronti a condividere ogni manciata di riso, ogni patata… cosa che spiegava bene il detto vietnamita:« Un boccone di riso quando si ha fame, equivale ad un mucchio di riso quando si è sazi » o questi altri detti: « I cugini lontani non valgono i vicini accanto », « Nel buio, senza fuoco né luce, si rimane uniti ». Ero felice perché non avevo mai sentito le «Beatitudini» in modo così profondo come allora. Ero felice perché per la prima volta, alle soglie della mia vita, avevo vissuto totalmente la vocazione di un piccolo fratello di Gesù. Felice perché avevo potuto imparare e ricevere molto da persone povere. Esse erano i nostri maestri: grazie a loro avevo potuto riconoscere e amare maggiormente il Cristo. Posso affermare che «quelle persone povere mi avevano donato il Cristo». La vita a Co Đo, a quell’epoca, mi aveva segnato profondamente e penso che mi accompagnerà per il resto della vita.
Mi ricordo che per esigenze di accoglienza e di formazione dei giovani fratelli e per il futuro della fraternità in Viêt Nam, abbiamo dovuto abbandonare Co Đo dopo avervi vissuto quasi 20 anni, per andare ad installarci a My Tho, nel 1993.

My Tho

Per noi è stata una decisione molto difficile. Le persone nel villaggio erano molto tristi per la nostra partenza e molte piangevano. Non avevano capito il perché della nostra partenza. Pensavano che forse non avessimo abbastanza terra per vivere e qualche famiglia aveva perfino proposto di condividere con noi il loro piccolo pezzo di terreno affinché noi potessimo rimanere con loro.
La crudele verità è che non si può far tornare nel presente qualcosa del passato. Tutto questo rappresenta il passato. Il Co Đo di oggi non è più il Co Đo di una volta. Si è voltato pagina. Dovevamo partire.

Dietro a Biên, in fondo, a destra il tavolo detto altare del defunto con la foto di Yves.

E’ come ultimamente: quando ho dovuto abbandonare My-Tho, dopo avervi vissuto per circa 20 anni, per venire a vivere con i nostri due fratelli anziani a Saigon…

Anche la fraternità di Saigon, con la presenza di Yves (Yeng e di Pierre (Thach) da più di 50 anni, ha conosciuto tanti cambiamenti dal 1966. Questa fraternità farà parte del passato quando i due Fratelli non ci saranno più. [ndr: Yves è deceduto il 24 aprile 2019] Forse allora lascerò questa fraternità per cominciare un nuovo viaggio… Siamo tutti dei viaggiatori, e sempre dei viaggiatori di questa vita.

 

 

Per finire vi trasmetto un breve passaggio del libro di Eric Emmanuel Schmitt La notte di fuoco. Penso che rifletta molto bene quello che ho voluto condividere con voi:

Qualcosa di candido, di sereno, di gioioso, di libero, uno spirito di infanzia. Beh! Un vero viaggiatore senza bagaglio e senza scopo.

Il mio concetto di viaggio era cambiato: la destinazione vale meno dell’abbandono. Partire, non vuol dire cercare, ma lasciare tutto, parenti, vicini, abitudini, desideri, opinioni, se stessi.
Partire non ha altro scopo che affidarsi all’incognito, all’imprevisto, all’infinità delle possibilità e persino all’impossibile. Partire consiste nel perdere i punti di riferimento, la padronanza di sé, l’illusione di sapere, per scavare dentro sé stessi una zona ospitale che permetta all’eccezionale di sbocciare. Il vero viaggiatore resta senza bagaglio e senza meta”.

Biên.

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