Chi siamo

Si potrebbe rispondere a “Chi siamo?” con una descrizione esterna della vita delle nostre piccole comunità di più o meno tre fratelli, lavoratori o pensionati… Ma sarebbe una risposta superficiale. Il sito – più in là – chiarirà tutto….*

É solo partendo da Gesù, loro fratello, che i piccoli fratelli di Gesù possono rispondere a questa domanda.

Il Verbo che era in principio presso Dio … si è fatto carne“. Il Verbo – che è Dio – si fa co­noscere da noi come figlio di Giuseppe e Maria. É conosciuto come figlio di carpentiere, e come  carpentiere lui stesso.  É cittadino di Nazareth, paese sconosciuto, lontano dalla capitale degli Ebrei benché sia ebreo. Si chiama Gesù.

Allorché nessuno di noi ha potuto scegliere la sua famiglia d’origine, il Verbo ha scelto liberamente. La sua scelta è quella famiglia in quel paese. Questa scelta sarà certamente un’ottima via di vita! É la via voluta da Dio!

La vita dei piccoli fratelli di Gesù è felice perché nasce da questa scelta: di un Dio che vuole condividere con noi la nostra vita.  É un tipo di vita che non da nell’occhio. Eppure Dio ci dice – in Gesù – che vale la pena di es­sere vissuta.

Gesù

Gesù cresce dunque in quel villaggio in cui la sua personalità si forma nel contesto dei legami di famiglia, del lavoro, dell’ascolto della Torà, della cultura e religione ebraica, con una popolazione rurale impoverita sotto il peso del potere del momento.

Le prime parole di Gesù ci sono riportate quando ha già dodici anni. Allorché i suoi gli fanno compiere il pellegrinaggio di compleanno a Gerusalemme, sul cammino di ritorno i genitori non ritrovano il bambino; lo cercano per giorni. Ritrovato nel Tempio, si sentono dire da lui: “Non sapevate che mi devo occupare delle cose del Padre mio” (Luca 1, 50) I suoi fanno fatica a capire che nella vita di Gesù sia presente un “terzo”, uno che chiama “il Padre suo”.

Quest’evento non cambia il tipo di vita di Gesù e non abolisce i legami con i suoi, li rinforza. Egli scende a Nazareth e vi prosegue la vita normale, crescendo “in sapienza, età e grazia”, divenendo uomo… Non ha un altra missione: “Il Verbo che era in principio presso Dio … si è fatto carne“; la sua missione la vive già.

Si fa carne” fino a dare il suo corpo per noi.…

[Queste pochissime righe, sono solo uno squarcio sul mistero della vita di Gesù a Nazareth; vita di colui che ha per nome – per sempre – Gesù di Nazareth, fino sulla Croce e nella Resurrezione.]

Un tipo di vita speciale:

un nuovo tipo di vita religiosa

Il mistero di Nazareth, centrale nella vita di Gesù e nel suo messaggio così come nella vita cristia­na, costituisce l’anima viva della vita religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù.

  • “Nazareth” per noi, significa, al seguito di Gesù, prendere sul serio, con tutto il cuore e lo spirito, il “tutto” dell’uomo;
  • “Nazareth” per noi, significa, al seguito di Gesù, “essere solidali”, cioè condividere la condizione di vita della “povera gente”, cercare con loro le vie della giustizia, valorizzare il tipo di vita di ogni persona;
  • “Nazareth” per noi, significa il germe del Regno di Dio, il granello di senape, il lievito discreto che non si nota,… ma che già opera in mezzo a noi e ci fa “credere” che un altro mondo è già presente, perché il Risorto ha vissuto la nostra vita di ogni giorno ed è vivo tra di noi.

Non scegliere le mura di un convento e assumere la vita quotidiana dei poveri come forma di vita religiosa, vivere i voti di povertà, castità e obbedienza in qualunque conte­sto è sicuramente una sfida, ma una sfida che non si può eludere.

Non raccoglierla significherebbe accettare, per lo meno implicitamente, che nel mondo dei poveri e della gente ordinaria, non c’è posto per una vita religiosa.

Charles de Foucauld e René Voillaume, l’ispiratore e il fondatore dei piccoli fratelli di Gesù, ci hanno aiutati a capire tutto questo e ci hanno aperto la strada.

Con Gesù, cerchiamo di diventare più umani, noi e coloro che ci sono vicini, con cui ci sentiamo solidali. Questi sono – come i concittadini di Gesù a Nazareth – gente che non conta nella società, da cui non ci si attende alcun parere perché sprovvisto di notorietà, insomma gente che non fa notizia e di cui, di conseguenza, nessuno parla.

Le nostre “fraternità” si situano in ambienti popolari; sono abitualmente dei gruppi di due/tre fratelli che vivono dal loro lavoro (operaio, contadino, artigianale, di servizio… o pensio­nati). In ogni fraternità c’è una cappellina, con il Santissimo, dove i fratelli pregano in comune e in­dividualmente .

I fratelli, che siano sacerdoti o no, vivono tutti lo stesso tipo di vita. Il sacerdozio non è ri­chiesto per nessuna responsabilità/servizio nella Fraternità.

I piccoli fratelli di Gesù, dispersi nei quattro continenti, sono anche in Italia: in Calabria [Palmi], a Roma, e nel Piemonte [Torino e Brossasco (CN)].

Parte viva nella Chiesa

Fin dalla fondazione nel 1933, la gerarchia della Chiesa, ha seguito con attenzione questo nuovo tipo di vita religiosa e l’ha accolta con favore. La Chiesa ha riconosciuto nella nostra voca­zione  una nuova via nella grande tradizione della vita contemplativa e un modo particolare di vi­verla. Il decreto del 13 Giugno 1968 con cui la Congregazione dei religiosi approvò le Costituzioni, si esprime cosi:

“La Fraternità, sull’esempio di Nazareth, realtà umile e nascosta, trova il suo scopo e la sua realizzazione in una vita contemplativa che le è propria: l’adorazione di Cristo nel Sacramento della Eucaristia, la pratica della povertà evangelica, il lavoro manuale ed una partecipazione reale alla condizione sociale di coloro che non hanno un nome né un’influenza nella società.”

Una struttura leggera

Al servizio dell’unità

Visto che il nostro tipo di vita è semplice, senza “opere”, la nostra struttura organizzativa è molto leggera, e solo al servizio dell’unità nella Fraternità dei piccoli fratelli di Gesù.:

  • Ogni comunità, chiamata fraternità , appartiene ad una “Regione”.
  • Ogni tre anni, la Regione elegge il suo Responsabile, che è Superiore maggiore, e il suo Consiglio.
  • Oggi ci sono 15 Regioni sparse su quattro continenti. Collaborano tra di loro in quanto Zone (Africa-Medio-Oriente; Americhe; Asia; Europa)
  • Ogni sei anni, il Capitolo generale elegge il Priore generale e il suo Consiglio. Essi risiedono a Bruxelles (Belgio).

Al servizio dell’accoglienza/formazione

Come ogni vocazione, la chiamata alla vita religiosa è un dono di Dio che non viene dal di fuori ma che si incarna in ciò che la persona è e vive… Sono il comportamento, le at­titudini, la storia e le aspirazioni personali che, poco a poco, rivelano la vocazione della persona. La vocazione – qualunque essa sia –  s’incarna nell’umano!

Nella Fraternità, accogliere qualcuno che si interroga sulla propria possibilità di vi­vere la vocazione dei Piccoli Fratelli di Gesù, significa, per chi è accolto e per  la fraternità che accoglie, e in particolare modo per il fratello accompagnatore, valutare insieme se in ciò che egli è e vive  vi siano, almeno in germe, le attitudini e le disposizioni caratteristiche della vocazione della Fraternità, cioè se il dono di Dio che c’è in lui corrisponde al dono che Dio ha suscitato attraverso la vocazione dei Piccoli Fratelli di Gesù.

Avere lo “stesso dono” non significa né imitazione né uniformità, perché ogni fratel­lo è unico, ognuno è radicato nella propria storia e personalità. Questa “grazia o carisma” che Dio ci dona e che ci accomuna come fratelli è anche una chiamata che ognuno vive in modo unico. L’unità della nostra vocazione è arricchita dai modi diversi con cui ogni fra­tello la vive.

La formazione è un lavoro in comune tra chi è in formazione e l’accompagnatore. Non è mai a senso unico. Ci si forma molto di più con l’esempio, con la vita concreta di tut­ti i giorni, che con le parole, anche se queste sono necessarie…

Il cammino di formazione nella Fraternità comporta diverse tappe e si protrae su al­cuni anni.

Dopo un periodo di discernimento iniziale che permette di valutare la vocazione di colui che “bussa” (postulandato), la formazione prosegue con il noviziato che si conclude con la professione dei voti religiosi temporanei, cioè l’impegno a vivere il proprio dono al Signore e ai fratelli, nella povertà, castità e obbedienza. Seguono un tempo di probazione, che è un tempo di crescita nella vocazione, e gli studi filosofici e teologici: un tempo di ra­dicamento nella fede e nella Parola di Dio, e infine la professione definitiva.

Lo scopo di tutti questi anni di formazione non è quello di farci diventare dei piccoli fratelli “compiuti” ,perché il dono di Dio è già presente in ciascuno fin dall’inizio, ma di aiutarci ad acquisire una libertà interiore e spirituale sempre più solida e nella libertà dello Spirito.

*C'è un certo imbarazzo in chi scrive, a far conoscere la vocazione della Fraternità. 

Do­vrebbe essere chiaro a chiunque s'informa tramite questo sito che si tratta solo di descri­vere ciò che i fratelli desiderano vivere  e chiedono a Gesù di Nazareth di poter vivere, per continuare con Lui la Redenzione del mondo.

Quanto a sapere a che punto del cammino è ogni fratello, è un segreto del Signore che, per sua grazia, ha voluto chiamarci a seguirlo nella semplicità della vita di Nazareth.