Una fraternità rurale che comincia a mettere le sue radici

Francesco ci descrive la ricerca che li ha portati, con Bruno, Christian e Carlo, a dare inizio ad una fraternità rurale a Brossasco, nel Saluzzese a sud di Torino. Una fraternità si costruisce a partire da un desiderio e da un progetto comune dei fratelli che la compongono e anche tenendo conto di ciò che ciascuno è. Quando la scelta di un determinato posto è fatta, bisogna aprir bene gli occhi per comprendere l’ambiente e per lasciarsi accogliere dalla gente. Questo è un modesto bilancio dopo quattro anni di presenza a Brossasco.

Carissimi fratelli,
non ricordo più a quando risale l’ultimo mio diario per cui, dopo aver “vissuto” un tempo relativamente sufficiente a Brossasco, ho deciso di “raccontarvi” ciò che viviamo in questo piccolo paese di montagna.
Questa fraternità di Brossasco si trova a circa 80 Km a sud-ovest di Torino, all’imbocco della Valle Varaita, a 610 mt di altitudine. Siamo molto vicini alla Francia: a 50 km da qui infatti

c’è il Colle dell’Agnello (2745 mt) che segna la frontiera tra noi e i nostri cugini francesi. Tutta la valle si estende per 50 km. con una popolazione di circa cinquemila abitanti. Brossasco, con il nostro arrivo, conta 1.065 unità, dunque si tratta di un vero piccolo paese.
Ci siamo stabiliti qui esattamente il 16 giugno 2013. Io ero ancora impegnato nel servizio alla Fraternità Generale, ma, visto il mio “glorioso passato”, avevo chiesto di poter risiedere qui durante l’ultimo anno di servizio e di non impegnarmi più in grandi viaggi…
Siamo arrivati qui dopo un lungo cammino di discernimento fraterno, facendoci aiutare da una nostra amica psicologa, e mi sembra che quel tempo di preparazione porti oggi i suoi frutti. La fraternità è composta da Bruno – il nostro fratello maggiore – da Christian e da Carlo – che al momento fa la spola tra Lilla (Francia) per i suoi studi di teologia e Brossasco per il lavoro durante le sue vacanze estive – e dal sottoscritto.
Vivere in una fraternità a quattro, per me, è l’ideale; vi devo confessare che oggi farei fatica a ritrovarmi sempre e soltanto di fronte ad uno stesso fratello. Naturalmente, vivere a quattro vuol anche dire prendere delle precauzioni affinché ciascuno abbia il proprio spazio (fisico e psicologico). La casa che abbiamo scelto è abbastanza spaziosa perché giustamente ciascuno abbia questi spazi e perché si possa anche accogliere qualcuno con comodità.
Se siamo arrivati in questa vallata è perché, già prima che io partissi per il servizio alla Fraternità Generale, avevo vissuto con Christian ad Alfonsine in una fraternità rurale. La mia partenza ebbe, come conseguenza, la chiusura della nostra fraternità e Christian andò a Torino per vivere con Bruno e Franco. Nella prospettiva del mio rientro in Regione, abbiamo cominciato a riflettere insieme su come organizzare il nostro futuro. Restare a Torino? O cogliere questa opportunità per immaginare qualcosa di nuovo? Ci siamo ritrovati tutti d’accordo per rifondare una fraternità in ambiente rurale. Ma, vista la nostra età, dove e come realizzare questo sogno?
Il fatto di aver scelto di farci aiutare da questa amica psicologa ci ha portato a fare un serio “tempo di discernimento” sia personale che comunitario. Ciascuno ha avuto l’opportunità di esprimere liberamente i propri desideri e le proprie paure, per poter dar vita insieme ad un progetto di fraternità che rispettasse le differenze di ciascuno. Per me, e posso immaginare anche per i miei fratelli, si è trattato di un momento molto importante e bello anche per conoscerci reciprocamente meglio; un tempo nel quale ciascuno si è dato agli altri. Oso dire che si è trattato di un tempo di grazia!
Beh, a questo punto forse vi chiederete come siamo arrivati in questo “luogo sconosciuto”!…

Prima di tutto, già durante il periodo di discernimento, avevamo deciso di non allontanarci troppo dalla fraternità di Torino. Ci sembrava importante infatti che una giusta vicinanza sarebbe stato un “di più” per tutti. Inoltre, da sei anni, il vescovo di Saluzzo (la nostra attuale diocesi), ci aveva concesso in comodato gratuito un presbiterio di montagna abbandonato, per utilizzarlo come eremo. Tale eremo si trova a 4 km. da dove abitiamo adesso; questo ci ha anche motivato per venire in questa vallata.
Come accade spesso, gli inizi non sono semplici per nessuno. Si trattava di una nuova tappa per noi tutti nella quale bisognava costruire, giorno dopo giorno, la “fraternità” tra di noi e con la gente del paese. Si trattava in breve di una nuova avventura, tutta da vivere!
Ci ponevamo tanti interrogativi e la sola risposta che avevamo in quel momento era quella di “vivere”, giorno dopo giorno, nella fiducia, tutto quello che la vita ci proponeva !
Ovviamente uno dei problemi da affrontare era quello del lavoro. Lavoro per vivere ma anche per entrare in questo nuovo tessuto umano con il passo e l’immagine giusta.
Christian ha trovato subito lavoro in una cooperativa sociale/agricola, dove adesso lavoro anch’io. Si tratta di una cooperativa nata 35 anni fa, fondata da un gruppo di giovani che, spinti dalla loro fede, avevano scelto di mettere in comune i loro terreni agricoli e le loro capacità per creare uno spazio dove potessero inserirsi anche delle persone con dei problemi e così, tramite il lavoro, ritrovare la loro dignità. Tale cooperativa si compone oggi di cinque settori: la stalla con 200 mucche che oggi producono latte bio, il settore agricolo con i frutteti, il caseificio, la manutenzione del verde con la cura di parchi e aiuole e il negozio di alimentari dove lavoro io.
Christian all’inizio ha lavorato nei frutteti e in seguito, data la sua esperienza del passato, gli è stato chiesto di creare una squadra per la manutenzione dei cimiteri. Da qualche mese, per problemi di salute, ha lasciato l’ambiente lavoro, ma vi ritorna di tanto in tanto come volontario. Non c’è però da preoccuparsi per lui, di sicuro non si annoia! E’ abbastanza preso dai suoi due campi comunitari, uno a quaranta km. da Brossasco che è soprattutto un frutteto con parecchie file di piccoli frutti, l’altro ad una decina di km. da noi che è esclusivamente un orto comunitario con vari generi di legumi. Inoltre cura anche i suoi alveari situati nell’eremo di Masueria che producono un miele di montagna molto apprezzato.
Carlo, quando siamo arrivati qui, aveva appena finito il noviziato e fu assunto da una azienda che produce tisane bio. Il suo lavoro consisteva principalmente nel diserbare le piante officinali con la zappa, lavorando in squadra. Partito a Lilla per gli studi, ha la fortuna ogni estate, di ritrovare il suo posto di lavoro e i suoi compagni lavorando nella stessa azienda. E’ un lavoro assai pesante ma lui ne è felice, soprattutto perché condivide il suo lavoro con dei colleghi romeni, marocchini o africani, e naturalmente anche con qualche…italiano! Sta terminando i suoi studi a Lilla e poi Brossasco sarà la sua fraternità.

La cappella della fraternità

Bruno, con i suoi 79 anni portati bene, assicura la permanenza in fraternità. Soprattutto si occupa del pranzo a mezzogiorno e assicura l’accoglienza ai pochi o molti che bussano alla porta. E’ anche il referente per i due eremi che cerca di tenere in ordine e si occupa di tante altre piccole cose.
Una volta finito il mio servizio alla Fraternità generale, anch’io mi son posto la domanda sul lavoro. Che posso fare a 54 anni? A che porta bussare? A chi rivolgermi? Non è certo così evidente trovare un lavoro alla mia età, soprattutto sapendo di non poter fare qualsiasi cosa!
Ho preso la decisione, sostenuto anche dai fratelli, di iscrivermi ad un corso di formazione come “casaro” (settore lattiero-caseario) in un centro professionale non troppo distante da Brossasco; non ho mai avuto risposta! Forse perché troppo vecchio? Per finire sono andato a bussare alla porta della cooperativa dove lavorava Christian. Avrei voluto lavorare nel loro caseificio, ma il responsabile mi ha subito detto che non aveva bisogno di personale in quel settore e che invece c’era urgente bisogno di qualcuno per il negozio. Ne ho parlato con i fratelli e per farla breve mi son buttato! C’è voluto del tempo per imparare i segreti del mestiere, ma ora mi trovo molto bene e a mio agio. Si tratta di un lavoro che mi mette in relazione con molta gente e, col tempo, ricevo parecchie confidenze da parte dei clienti.

I buoni prodotti della cooperativa

Il mio è un contratto part-time di 20 ore alla settimana, di fatto però ne faccio molte di più perché c’è sempre qualcosa da sistemare nel negozio. E’ un lavoro che mi piace e mi piace anche l’ambiente della cooperativa. Si tratta di una cooperativa “povera” con tanti limiti sul piano organizzativo e sul piano finanziario. All’inizio facevo veramente fatica a capire come potesse andare avanti una realtà così disorganizzata; ho tentato di contribuire con la mia esperienza, ma ben presto mi sono reso conto che chiedevo troppo e che il modo migliore per apportare un certo rinnovo era quello di dare il meglio di me stesso nel lavoro e basta. Oggi, posso dire che ho veramente una grande fortuna, quella di potere, alla mia età, svolgere un’attività che mi permette di entrare nel tessuto sociale di questa vallata alpina.
La vita in montagna non è sempre facile. La gente di montagna è piuttosto riservata e, per principio, non ama disturbare. Da tutti siamo conosciuti come dei religiosi. All’inizio quando siamo arrivati, la parrocchia ci ha chiesto di presentarci alla comunità parrocchiale e credo che questo abbia aiutato a “situarci” un poco, altrimenti l’immaginazione avrebbe galoppato ad una velocità vertiginosa! Credo che adesso non siamo più una curiosità nel paese ma siamo di casa. La gente della valle dunque ci conosce molto di più di quello che noi immaginiamo.
A livello ecclesiale, ho l’impressione che i sacerdoti sono molto rispettosi del nostro carisma. Non ci hanno mai richiesto niente. Una volta al mese siamo anche noi invitati – ed è soprattutto Bruno che vi partecipa – all’incontro zonale dei preti della vallata, che puntualmente termina con un buon pranzo. Abbiamo inoltre una bella amicizia con Claudio, Luca e Carlo, i tre preti dell’alta valle. Una volta al mese ci incontriamo per pregare e passare la serata insieme. E’ un’amicizia che ci fa del bene reciprocamente.
Tutti questi legami che cominciamo ad intrecciare in questa vallata sono come dei piccoli regali del Signore che ci aiutano a costruire la “fraternità” e ci permettono di crescere in “umanità”.

Grazie, fratelli, per aver avuto il coraggio e la forza di leggermi fino alla fine.
Con tutta la mia amicizia.

Francesco

2 Comments on “Una fraternità rurale che comincia a mettere le sue radici

  1. testimonianze come questa allargano il cuore e riempiono di fiducia in nuovi orizzonti

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