Spazi

Possibili spazi d'umanità

 17/12/2025
 Notizie

 

Nel mese di ottobre  formatrici nella vita religiosa si sono ritrovati per riflettere sul digitale e l’IA.

Fabio Pasqualetti, salesiano, docente di comunicazione ha animato la sessione.

 

Le tecniche sono come occhiali per guardare la realtà. Esse sono passate da essere strumento ad ambiente, da mezzo a fine.

Nel digitale spesso lo spettacolo è « guardiano della merce », tutto viene mercificato, è oggetto di previsione ed orientamento, lo « scrolling » è pensato sul modello della slot machine.

Possiamo abitare i social coscienti che le regole del gioco sono fatte da chi ha un’ottica commerciale, nella quale spesso l’individuo vive un’illusione di libertà.

Se nei social vengono messi in risalto la divisione e lo scontro vi è comunque lo spazio per la coscienza, la responsabilità, l’attenzione, l’umanità.

Ciò che condividiamo può però essere racconto e invito non scontato a vivere il reale.

Nel contesto attuale vi può essere una difficoltà nella meditazione, in pratiche che consideravamo condivise, scontate. Per questo dobbiamo rieducarci, riscoprire come umani a conoscere col corpo, che la vita non è consumo di novità ma che la novità nasce da dentro e dall’incontro.

 

Papa Francesco ricordava che « l’accelerata diffusione di meravigliose invenzioni, suscita uno stupore che oscilla tra entusiasmo e disorientamento e ci pone inevitabilmente davanti a domande di fondo: cosa è dunque l’uomo, qual è la sua specificità e quale sarà il futuro di questa nostra specie chiamata homo sapiens nell’era delle intelligenze artificiali? Come possiamo rimanere pienamente umani e orientare verso il bene il cambiamento culturale in atto?

 

Già un secolo fa, riflettendo sulla tecnica e sull’uomo, Romano Guardini invitava a non irrigidirsi contro il “nuovo” nel tentativo di «conservare un bel mondo condannato a sparire». Al tempo stesso, però, in modo accorato ammoniva profeticamente: «Il nostro posto è nel divenire. Noi dobbiamo inserirvici, ciascuno al proprio posto (…), aderendovi onestamente ma rimanendo tuttavia sensibili, con un cuore incorruttibile, a tutto ciò che di distruttivo e di non umano è in esso». E concludeva: «Si tratta, è vero, di problemi di natura tecnica, scientifica, politica; ma essi non possono esser risolti se non procedendo dall’uomo. Deve formarsi un nuovo tipo umano, dotato di una più profonda spiritualità, di una libertà e di una interiorità nuove».

In quest’epoca che rischia di essere ricca di tecnica e povera di umanità, la nostra riflessione non può che partire dal cuore umano. Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo e riscoprire la via per una comunicazione pienamente umana. Il cuore, inteso biblicamente come sede della libertà e delle decisioni più importanti della vita, è simbolo di integrità, di unità, ma evoca anche gli affetti, i desideri, i sogni, ed è soprattutto luogo interiore dell’incontro con Dio. La sapienza del cuore è perciò quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze, le altezze e le fragilità, il passato e il futuro, l’io e il noi.