Jean-Michel, della fraternità di La Busserine (Marsiglia), ha trascorso un lungo tempo di ritiro all’Assekrem, tempo ritmato ogni giorno dall’Eucarestia e dalla condivisione del Vangelo con i fratelli che abitano lassù; tempo in cui ogni momento della giornata è vissuto intensamente: il silenzio volge i nostri sensi verso le cose semplici della vita e la bellezza della natura; il cuore e lo sguardo si dilatano per captare tutto ciò che il Creatore ci dona da vedere.

Tempo dove è ben presente anche quanto si è vissuto fino ad allora, con i fratelli di fraternità e tra la gente.

di Jean Michel

In primavera ho trascorso parecchie settimane all’Assekrem. Desideravo fare questo lungo tempo di ritiro una volta arrivato alla pensione.
Non era certo il periodo più indicato per venire nel sud dell’Algeria, non a causa della meteo, ma per il clima di insicurezza che fa sì che gli stranieri siano sotto scorta della polizia per tutti gli spostamenti. Praticamente sono salito e ridisceso dall’Assekrem accompagnato da una scorta. Spero che questi inconvenienti pian piano finiscano e che i fratelli possano continuare a venire all’Assekrem in incognito!
Prima di salire all’Assekrem ho passato la settimana santa con i fratelli a Tamanrasset. Avevo incontrato Edouard a Algeri mentre ritornava da un soggiorno in Francia. L’ho accompagnato a Tamanrasset. Mi sembrava di beneficiare della sua protezione durante i controlli all’aeroporto. Lui ha il duplice vantaggio di essere anziano, dunque rispettato, e in più è algerino e probabilmente, per quelli che lo incrociano, è un “hagj” (musulmano che ha fatto il pellegrinaggio a La Mecca)! Taher ci aspettava all’aeroporto e ha facilitato il mio arrivo per quanto riguarda le formalità amministrative. Sono impressionato dalla maniera con cui si districa in quell’ambiente, dalla sua finezza e dalla sua efficacia. A Tam, trovo Ventura che è venuto per passare la settimana santa con Jean Marie, Antoine e Tahar. Tale incontro fraterno per la settimana santa è ormai una tradizione di ogni anno.
La piccola comunità cristiana di Tam era senza prete a causa della partenza improvvisa del parroco che ha dovuto lasciare l’Algeria su richiesta delle autorità locali. Bertrand, il parroco, era molto vicino ai fratelli, alle sorelle, agli amici e ai migranti venuti per la celebrazione delle feste pasquali. I migranti, di passaggio o stabili, vengono regolarmente a pregare con i fratelli, con Marie-Agnes e Martine (piccole sorelle del Sacro Cuore) e sono la maggioranza della comunità. A Tam ce ne sono diverse migliaia, alcuni salgono verso il Nord, altri rientrano nei loro paesi delusi e molti altri invece vivono a Tam da diversi mesi o anni, alla ricerca di lavoretti nella regione.
Quando leggerete questo diario, Antoine avrà già lasciato l’Algeria e in particolar modo Tam dove ha vissuto per 60 anni. E’ stato lui il primo fratello ad installarsi all’Assekrem nel gennaio del 1955 (…qualche mese prima che io nascessi!…). Da allora, quanti fratelli, preti, religiosi e laici hanno fatto tesoro di questo luogo unico per pregare, meditare, fare discernimento o riprendere vigore per nuove avventure nella vita! Colgo l’occasione per invitare soprattutto i giovani fratelli (…come me!) a venire per un soggiorno in uno dei quattro eremi situati su questo altopiano in uno scenario spettacolare . Sarete accolti con grande calore da Edouard, Ventura e Zbyszek. Personalmente ogni volta che ci sono venuto (…ed è la terza volta!) sono ammaliato dalla bellezza del paesaggio. Conoscete tutti il modo in cui ne parla Fratel Charles: “ Il panorama è più bello di quanto si possa immaginare. Nulla può dare l’idea di questa foresta di cime e di picchi rocciosi che si estendono ai nostri piedi. E’ una meraviglia. Non lo si può ammirare senza pensare a Dio. Faccio fatica a staccare lo sguardo da questo panorama meraviglioso la cui sensazione di infinito ci avvicina così tanto al Creatore!”
Amo questo luogo semplicemente perché emana pace malgrado il suo clima rude. E poi, avendo lavorato per 25 anni con il cemento (in cantieri di lavori pubblici), che piacere poter vivere in un luogo dove tutto è costruito in maniera così armoniosa…e tutto con pietre a secco.
Parlando della rudezza del clima mi riferisco al vento quasi continuo, ma, contrariamente al maestrale, questo non fa…impazzire!
La mia giornata cominciava sempre con la contemplazione silenziosa del “sorgere del sole”, seduto sul terrazzino dell’eremo. Un momento di grazia che obbliga a “ volgere tutti i nostri sensi all’interno di noi stessi…per lasciarci prendere dal fuoco del Suo amore”, come dice bene un inno del tempo pasquale. Subito dopo raggiungevo i fratelli all’eremo di padre de Foucauld, a circa dieci minuti a piedi. Lì si celebrava l’Eucarestia, dando il tempo alla Parola di Dio di impregnarci mentre la condividevamo insieme. Momento di “intensa” comunione fraterna in un tempo di solitudine. L’Eucarestia…”cammino privilegiato della preghiera dei fratelli”, com’è scritto nelle nostre Costituzioni. E poi l’ascolto della Parola di Dio così ricca e parlante durante il tempo pasquale!
Il vangelo di Giovanni era ampiamente sufficiente per alimentare la mia preghiera e la meditazione. Ho anche riletto l’ottimo commento che ne ha fatto Edouard ed una meditazione di Claude Rault sempre su Giovanni, dal titolo: “Gesù, uomo dell’incontro”. Claude Rault, vescovo del Sahara, è un grande amico dei fratelli.
All’indomani del mio arrivo, il vangelo del giorno parlava del bellissimo incontro di Gesù risorto con Maria di Magdala. Questo testo mi ha accompagnato all’inizio del mio ritiro. Oh!…non al punto da gridare come Maria: “ho visto il Signore”, tuttavia questa Parola ascoltata e…ruminata durante le giornate mi ha toccato il cuore, e così è stato per il corpo e il sangue di Cristo ricevuto ogni mattina e lo Spirito di Gesù che impregna le nostre vite.
Le giornate si susseguono…e non sono mai uguali perché il silenzio focalizza i nostri sensi verso le cose semplici della vita e la bellezza della natura. Ogni istante è vissuto più intensamente. Quante volte non ci si ferma per ammirare un uccello che vi fa visita all’ingresso della porta! Il nostro cuore e il nostro sguardo si dilatano per captare tutto ciò che il Creatore offre al nostro sguardo. Ho riletto i libri di Antoine sull’itinerario di Charles de Foucauld, la sua morte e il cammino verso Tamanrasset, una vita animata dal soffio dello Spirito. Lui, l’aristocratico, il militare, si è nascosto in questo estremo sud sahariano per puro amore di Dio e dei più abbandonati. Come Gesù, Verbo di Dio, venuto a noi per condividere tutto sulla nostra umanità…per puro amore. Faccio tesoro di queste parole: “Mio Dio, vi amo, vi adoro, vi appartengo e mi dono a voi; che non sia più io a vivere ma voi a vivere in me. Che io faccia in ogni istante ciò che più vi piace”. O ancora: “E’ l’amore che deve raccoglierti in me interiormente e non l’allontanamento dai miei figli. Vedi me in loro e come io a Nazaret, vivi vicino a loro ma completamente perso in Dio”.

Nella piccola biblioteca dell’eremo ho ritrovato anche il libro di Serge Beaurecueil che voi tutti conoscete: “Abbiamo condiviso il pane e il sale”. “Dio, ciascuno ce l’ha in germe nel proprio cuore” egli dice.
“A Nazaret si compie l’Incarnazione e comincia la Redenzione, è il Regno tra di noi, è il Salvatore che ci libera e che appaga le nostre aspirazioni più profonde, è il contrario di ciò che avviene alla Trasfigurazione, Dio si rivela nel silenzio”.
Ho trascorso inoltre questo tempo anche pensando a ciò che ho vissuto a La Busserine con Jacques e Guillaume. C’era una grande complicità che ci univa e ciascuno dava una colorazione propria alla fraternità. Ringrazio Dio che tanti giovani fratelli abbiano contribuito a costruire questa fraternità con noi. Mi piace quell’ inno allo Spirito che leggiamo nel salterio e che termina con queste parole: “Tu darai il ritmo alla fraternità”. Credo infatti che sia il desiderio di ciascuno e la nostra missione al seguito di Gesù: vivere come fratelli, semplicemente questo! Essere stimato dal proprio fratello, dargli tutto il posto che merita e accogliere un nuovo fratello come qualcuno che…in qualche modo mancava alla nostra fraternità. Anche Robert ha condiviso con me gli ultimi anni di Jacques e di Guillaume. E’ stato di grande aiuto nel nostro cammino di fraternità, rimediando alle mie numerose assenze a causa del lavoro. Questa vita fraterna, l’abbiamo costruita pietra su pietra, con la costante preoccupazione di non decidere nulla senza chiedere consiglio al fratello, di ricordarci che è bello vivere insieme, di condividere dei momenti di convivialità con un buon pasto o con un aperitivo, di pregare insieme ed anche di saperci meravigliare per la fede, la fedeltà e l’umiltà del proprio fratello.
Ho avuto la fortuna di vivere con due fratelli fino alla loro morte e non posso che rendere grazie a Dio per aver condiviso un pezzo del loro cammino nella stessa fraternità che ha modellato la mia vita di “fratello”. Quante famiglie ed amici hanno vissuto la morte di Guillaume e di Jacques come se avessero perso un membro della loro famiglia. Questo dimostra quanto le relazioni ci possono unire alla gente di un quartiere o di un paese quando una lunga storia ci lega ad un determinato popolo. La fraternità è assai più estesa di quella dove i fratelli vivono insieme!
Tutto questo tempo ha anche coinciso con il mio pensionamento. Se c’è una cosa che ha ritmato la nostra vita a La Busserine è appunto il lavoro di operai. Il lavoro è stato il luogo privilegiato per condividere la vita ordinaria della gente. Come Gesù a Nazaret che ha lavorato come carpentiere! Concretamente ho dovuto fare la scelta di un mestiere, seguire i corsi di formazione e cercare un lavoro. Un po’ come una corsa ad ostacoli, poiché già negli anni 80, il lavoro scarseggiava. E bisognava condividere in tutto la vita di un lavoratore, gli orari sfasati, il lavoro a turni, il lavoro di notte, le lunghe trasferte… Una condivisione reale, la fatica delle giornate, i conflitti, le gelosie, i piccoli capoccia ma anche i bei risultati, gli esperti del mestiere che trasmettono le loro astuzie, i compagni di lavoro, il caffè del mattino prima di affrontare il freddo delle mattinate invernali, i pasti al cantiere del venerdì dove la convivialità rimpiazza la rudezza della vita di cantiere…Restano dei bei ricordi! Nello stesso tempo ho provato anche un senso di liberazione poiché sentivo le mie forze venir meno, i riflessi allentarsi e la sonnolenza mi minacciava persino quando ero al volante. Inoltre, anche a 60 anni, pretendono che voi siate sempre efficienti, produttivi e ancor più disponibili! Non c’è posto per i sentimenti nel mondo delle imprese, è la legge del profitto, ecco ciò che conta nei grandi gruppi industriali del sistema capitalista. Allora, basta !
Durante tutto quel periodo, a volte come in esilio, mi ritornava la frase di Gandhi incisa nella mia testa e nel mio cuore: “ Se, quando si immerge la mano nel catino dell’acqua, quando si attizza il fuoco col soffietto di bambù, quando si allineano interminabili colonne di numeri al proprio tavolo di contabile, quando, scottati dal sole si è immersi nella melma di una risaia, quando si è in piedi davanti alla fornace del fonditore, non si realizza proprio la stessa vita religiosa come se si fosse in preghiera in un monastero, il mondo non sarà mai salvo!”. E Guillaume continuava: “Non è salvo se non ciò che viene assunto”
Quante volte me lo sono ricordato nella luce smorta di un cantiere notturno…o quando bisognava alzarsi all’alba il lunedì mattina, per andare a lavorare lontano da casa per tutta la settimana! In quella vita di lavoro non era cosa rara ritrovarmi a pensare alle parole di Khali Gibran: “Quando preghi, ti elevi per incontrare da qualche altra parte qualcuno che in quel medesimo istante è in preghiera e che, se non nella preghiera, potresti incontrare!” La certezza di essere accompagnati dalla preghiera di molti, di Jacques e dei miei fratelli de La Busserine in particolare; e penso anche ad un vero amico musulmano che dirige la preghiera nella moschea del suo villaggio e che prega anche per i suoi amici cristiani. La mia preghiera diventava , in certo modo, la preghiera degli altri . E mi accompagnava sempre questa preghiera, che portavo nel mio zaino, di una monaca: “Signore, ti prego con tutti coloro che la compassione e l’amore tengono desti giorno e notte, ti prego con tutti coloro che la sofferenza e il malessere tengono desti giorno e notte, ti prego con tutti coloro che le tue lodi tengono desti giorno e notte… E sulle nostre vite, oggi e domani, veglia Tu, Signore…”
Ecco, è giunta l’ora di scendere dalla montagna. Sono in pace. Ringrazio Edouard e Ventura per la loro presenza su questo altopiano quasi deserto, ma nel bel mezzo di un popolo algerino che loro amano. Con Zbyszek, siete una bella fraternità. Sono stato testimone che la vita di ciascun fratello è al centro delle vostre preghiere. Bisogna venire a vedere! E’ vero che chi viene a fare un ritiro, ha l’impressione che la vita quotidiana interrompa il suo corso per qualche settimana. Ma essa continua in qualche modo a tessere la sua tela! Il vangelo di Giovanni, le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli prima della Passione hanno accompagnato questa mia “Khaloua”. In occasione dei miei voti perpetui, avevo scelto la domanda di Tommaso: “Non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? e quella di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (Gv. 14,1-15).
La via la conosciamo, si tratta di accogliere il Cristo poiché Lui è la via. E, come direbbe un grande santo (che vi lascio indovinare): “E meglio zoppicare sulla via giusta che camminare speditamente fuori strada. Chi zoppica sulla via giusta, anche se non fa tanta strada, si avvicina comunque alla meta, mentre chi cammina su quella sbagliata, quanto più speditamente cammina, tanto più se ne allontana. Aggrappati dunque a Cristo, non potrai deviare di strada poiché è Lui la Via”
Spero di leggervi presto…e non dimenticate i fratelli dell’Assekrem, essi non vi dimenticano mai!

Vi abbraccio Jean-Michel.