Benoit, della fraternità di Tolosa-Ramonville ci parla della sua riconversione professionale come autista-accompagnatore di persone con difficoltà motorie. L’accompagnamento degli anziani gli permette in qualche modo di continuare a servirsi della sua esperienza di operatore sanitario in geriatria ma allo stesso tempo di vivere un rinnovo della sua vita attraverso questa nuova forma di vicinanza e di ascolto di coloro che vivono spesso in una grande solitudine.

Sono a Ramonville dall’aprile 2014, con Michel, il nostro decano e Jacques. Jean-François vive, da circa un anno, in un quartiere vicino al nostro al nono piano di un palazzo.

Benoit (2°da destra) a tavola coi fratelli.

Ho esercitato la professione di operatore socio sanitario in una casa di riposo fino al 1° dicembre 2014, giorno in cui sono stato licenziato per uno sbaglio sul lavoro. Dopo circa 20 anni di tale lavoro in diverse case di riposo per anziani (a Marsiglia, Lilla, Friburgo in Svizzera, Lannemezan e infine a Tolosa) ero giunto ad uno stato irreversibile di usura professionale.
Ho preferito lasciare quel lavoro, con l’accordo dei miei fratelli, poiché ero in uno stato di fragilità psichica che necessitava addirittura un trattamento medico. Da gennaio a settembre 2015 sono stato iscritto all’agenzia per la ricerca di lavoro; in me nutrivo un desiderio profondo di una riconversione professionale. Ero sempre attratto dal mondo della “disabilità” ma con un’ altra forma di servizio. Durante quel periodo, Humberto della fraternità di Cuba abitava da noi perché doveva consultare diversi medici. Io ero disponibile per accompagnarlo in auto ai suoi vari appuntamenti. Ho capito allora che questo tipo di accompagnamento mi stava bene. Inoltre mi piace guidare e mi piace parlare durante il tragitto; è un luogo privilegiato per condividere. In auto, andando da un punto A ad un punto B, è come una parentesi o un momento di eternità che fa venir voglia di parlare a cuore aperto.
Se nel mio quotidiano vivo sovente tra le nuvole, altrettanto, mentre guido, sono concentrato e presente a ciò che succede attorno a me. Penso anche che guidare sia una scuola di vita. Nella vita ci vogliono delle regole ed il codice stradale, quando è rigorosamente rispettato, può salvarmi la vita e salvare quella dei miei simili. La cortesia vissuta al volante è uno dei miei obiettivi e l’altro automobilista me la ripaga con la stessa proporzione.

Autista anche con Michel, il decano.

Alla fine di settembre 2015, l’agenzia del lavoro mi ha proposto una formazione di tre mesi per diventare autista-accompagnatore di persone a mobilità ridotta. Ho accettato immediatamente. Si trattava di un corso di formazione gratuito e, inoltre, mi dava la possibilità di prendere il sussidio di disoccupazione (la Francia è generosa!).
Durante questi tre mesi, con altre tredici persone, anche loro in riconversione professionale, abbiamo seguito un corso molto interessante. Tutto ciò che verteva sulle diverse forme di handicap alle quali saremmo stati confrontati durante il trasporto delle persone era per me materia familiare.
Mi sentivo sempre attirato dall’accompagnamento delle persone anziane ed ho seguito, al termine del corso di formazione, un tirocinio di due settimane presso un’associazione di servizi a domicilio per anziani e malati. Tale tipo di servizio mi è piaciuto immediatamente e, ottenuto il diploma, l’associazione mi ha chiamato per sostituire un’accompagnatrice, e tale sostituzione perdura ancora.
Il mio lavoro consiste in interventi al domicilio di malati e, sovente, anziani dagli 80 ai 95 anni di età. Devo trasportarli in auto o a fare delle visite mediche, o a fare la spesa o a sbrigare delle faccende amministrative o anche semplicemente per attività ricreative. In genere, durante questi diversi servizi, devo rimanere sul posto, sempre a fianco della persona per darle sicurezza e poi ricondurla a casa.
Tocco con mano la solitudine che sperimentano nei loro grandi appartamenti, ma fortunatamente, le assistenti domiciliari garantiscono una presenza per qualche ora alla settimana; sovente i beneficiari del servizio restano molto legati a queste assistenti e spesso le considerano come parte della famiglia. L’attività più frequente di queste assistenti domiciliari consiste in lavori domestici e di pulizia, lavare e stirare, aiutare a cucinare o portare a domicilio i pasti. L’80% del personale dell’associazione, essenzialmente donne, sono assistenti domiciliari. Svolgono il loro lavoro con grande dedizione e sono di conforto per questi anziani assai limitati. Per le esigenze dell’igiene personale, l’associazione si rivolge ad un’altra associazione di cure a domicilio.
Tolosa è una grande città, molto estesa; ci sono 34 quartieri e, un solo quartiere può essere grande quanto due circoscrizioni di Parigi. Io circolo attraverso tutti i quartieri e mi piace osservare e guardarmi intorno (…specie se sto fermo al semaforo!) e memorizzare i luoghi che attraverso. Utilizzo anche il GPS seguendo la direzione che mi propone, ma, appena posso farne a meno, preferisco fare da solo.
Le persone che trasporto sovente raccontano storie interessanti e fanno rivivere la memoria dei luoghi che attraversiamo, sovente con una punta di nostalgia come: “Una volta questa strada pullulava di piccoli commercianti ed era piena di vita!”. A volte mi raccontano qualcosa della loro vita professionale del passato e così vengo a sapere che , in tal luogo, trent’anni prima, c’era una fabbrica con più di 1000 operai; oggi al posto di quella fabbrica c’è un palazzone di cinque piani e un parco.
La mia esperienza di ausiliario in geriatria mi torna utile ogni giorno sia nell’aiuto per la deambulazione sia per la relazione con la persona con la quale, naturalmente, mi sento subito sulla stessa lunghezza d’onda.
I quartieri dove interveniamo sono diversi, dal più ricco al più povero. Quando mi ritrovo in un quartiere socialmente svantaggiato, mi ricordo della mia vita di piccolo fratello a Lilla o a Marsiglia e mi sento un po’ a casa mia. Sovente constato una bella convivialità tra vicini.
Un giorno, trasportavo una coppia di anziani francesi nati in Algeria (Pieds-noirs). Mi dissero di non poter più sopportare l’invasione degli arabi nel loro quartiere. Appena scesi dall’auto li ho visti fraternizzare con un anziano magrebino e a scoppiare a ridere insieme a lui; mi sono detto allora che tra il dire e il fare, ci possono essere delle contraddizioni…
Alla sera, rientrando in fraternità, ritrovo Jacques e Michel e condivido con loro gli incontri della

A Ramonville, non crescono solo i pomodori.

giornata con qualche aneddoto che serve anche come distrazione per loro.

Facendo un bilancio della mia vita a Ramonville, cerco di “crescere” là dove Dio mi ha seminato e di imparare un po’ più di pazienza attraverso il contatto con i miei fratelli maggiori. E’ un grande privilegio per me poter vivere insieme a Jacques e Michel….
Ringrazio il Signore per quello che ricevo da loro e mi dico che in fondo… “tutto è grazia!”.

Benoît.