Domenico  (Abdo pour ses amis du Proche-Orient).

 

“La fraternità di Torino è una fraternità di fratelli in pensione. Per Domenico, uno di loro, l’amicizia e il volontariato, finché si ha la forza di farlo, sono “luoghi”, tra molti altri, che gli permettono di continuare a vivere nel quotidiano la sua vocazione di piccolo fratello”.
                                                                                                                                                                                                                

Cari fratelli,
Vorrei condividere con voi oggi due piccole cose che , in questo mese trascorso, mi hanno particolarmente incoraggiato e reso felice nella vita di tutti i giorni.
All’inizio del mese, con altri loro amici , Paolo e Anita mi hanno invitato alle pubblicazioni in municipio della loro intenzione di sposarsi prossimamente, ciò che è poi avvenuto vicino a Napoli da dove Anita è originaria. Non potendo andare al loro matrimonio, questo invito mi ha molto toccato e rallegrato.
Le tre ore che abbiamo poi trascorso insieme al ristorante, sono state l’occasione per conoscere un po’ gli altri invitati, persone simpatiche, in particolare Doriano, seduto al mio fianco, un giovane attualmente disoccupato, come ce ne sono tanti oggi, che in più ha delle difficoltà a camminare per un inizio di sclerosi multipla di cui è affetto anche suo fratello maggiore.

Con degli amici

Paolo e Anita non si considerano credenti e convivono da una decina d’anni. Ho conosciuto Anita attraverso suo fratello Antonio che aveva partecipato a un incontro di discernimento vocazionale cui assistevo. È maestra alle elementari qui in città a Torino ed è molto attenta ai bambini di cui si occupa, stranieri nella maggioranza e con gravi problemi famigliari. Anche Paolo, operaio in una ditta, è molto impegnato nel sociale. Con loro mi sento in profonda comunione, molto a mio agio e al mio posto di piccolo fratello.
L’altra cosa che volevo condividere con voi riguarda il pomeriggio di riflessione sull’attività del Centro medico- sociale “Camminare insieme” dove sono volontario, incontro cui hanno assistito anche Franco e Bernardo di passaggio qui a Torino. Si è svolto nel salone padronale del palazzo Barolo dal soffitto completamente affrescato (XVII sec.). C’era un centinaio di persone, alcune delle quali volontari come me a “Camminare insieme”.
I diversi interventi che ci sono stati erano un po’ una ripresa dei principi che regolano il lavoro di volontariato e che di fatto io trovo molto vicini al nostro sguardo di fratelli sulla gente. Fare del volontariato significa vedere in chi viene per chiedere un aiuto, che sia straniero o no, immigrato in regola o clandestino, innanzitutto una persona , indipendentemente dalla razza, dalla religione o

Con dei volontari di “Camminare insieme”

dall’appartenenza politica, una persona alla quale si consacra tutto il tempo di cui ha bisogno e della quale ci si mette in ascolto con rispetto e senza superiorità, cercando insieme la migliore soluzione al suo problema, salvo indirizzarla altrove dove potrà essere aiutato in modo migliore, se al Centro non ci sono soluzioni possibili.
Quanto ho ascoltato durante questo incontro mi ha ridato coraggio per continuare malgrado la fatica fisica che da un certo tempo si fa chiaramente sentire. Ne sono uscito con maggior convinzione su quello che Gustavo Zagrebelsky, uno degli oratori presenti, ripete spesso: “È il volontariato che salverà la nostra società”.
Ecco, fratelli, quanto volevo condividere.

A presto. 

Domenico