In questo resoconto della visita in Libano e in Siria, Michel, della fraternità di Hagaza (Egitto), ci trasmette ciò che ha intravisto e vissuto.
In Libano, il volto delle persone che ha incontrato gli permette di evocare i problemi di cui soffre il quartiere dove abitano i fratelli, problemi che in realtà sono quelli dell’intero paese. E’ rimasto colpito dall’armonia della vita fraterna dei cinque fratelli di Nabaa nonostante la loro differenza di età e di inserzione…
A Damasco, ciò che impressiona Michel, è il contrasto tra l’umanità delle relazioni vissute nella quotidianità con i vicini e gli amici dei fratelli e l’insicurezza tangibile che regna anche nella parte più sicura della città ed infine l’assurdità della situazione del paese e dei conflitti che lo straziano. I fratelli condividono il dramma del paese tramite un gran numero di amici con i quali sono legati vivendo con loro delle relazioni fraterne forti e volute come tali.

….. Ciò che ricordo in modo particolare del mio passaggio in Libano nell’ambito di vita dei fratelli sono dei volti: Wasef, l’iracheno che mi aspettava all’aeroporto insieme a Bertrand con la macchina dell’associazione Insan di cui è l’autista… Khaled, un vicino musulmano che gestisce una modesta pasticceria a Nabaa, di cui Bertrand mi ha raccontato la storia alquanto straordinaria e che siamo andati a trovare a casa sua. Sono stato sorpreso di scoprire che una delle sue figlie si chiama Cristina (ho visto in questo il segnale di un’osmosi tra le comunità, abbastanza specifico in Libano)… Il dottore Raymond, accolto ogni giorno a ora precisa in fraternità da Roger e Pascal…
I bambini della scuola Insan, a maggioranza iracheni cristiani, che tra di loro nel cortile della scuola parlano il soureth. Vedendo loro ho intravvisto immediatamente il dramma di tutte le famiglie cacciate dalle loro case a causa dei conflitti che lacerano quel paese. Gli insegnanti della scuola e gli addetti ai diversi servizi… Una sera sono stato particolarmente contento per essere stato invitato con Bertrand a casa di Sayyed, un amico egiziano diventato cristiano e che si è sposato con una libanese (Malaké): non ho avuto alcuna difficoltà a ritrovare il mio accento egiziano!

Allegria e speranza con i bambini!

Negli spostamenti tra le varie visite, Bertrand mi ha parlato ampiamente dell’associazione Insan (lui si sta progressivamente ritirando dalle responsabilità che assumeva), e anche dell’altra associazione “Baytouna” nella quale comincia ad impegnarsi. Fa parte di un trio che, insieme con ATD Quarto mondo, sta prendendo il posto di suor Teresa (una francescana missionaria di Maria che per lungo tempo è stata l’animatrice di quest’associazione e ora è definitivamente rientrata in Francia). Se ho ben capito, “Baytouna” ha come scopo di creare delle relazioni e di suscitare la riflessione, la collaborazione e la condivisione tra le famiglie di questo quartiere popolare di al-Nabaa; dare un aiuto esterno non è il suo scopo, e quando capita è veramente un’eccezione. Questo movimento, sotto l’impulso di suor Teresa, ha dato già dei risultati considerevoli di solidarietà al di là delle distinzioni religiose o sociali.
Sono stato molto contento di poter disporre di una intera mattinata per parlare con Pierre-Yves. Fa piacere scoprire come egli ami il suo lavoro all’IECD (Capacità di Sviluppo nell’Emergenza Internazionale) e vi si dedichi con grande entusiasmo. Trova nel suo lavoro un luogo di collaborazione che suscita delle stupende amicizie e queste lo fanno vivere. Anche se ogni settimana si assenta da Beirut per lavorare tre giorni a Tripoli dove l’IECD ha una sede, egli apprezza la fraternità di Nabaa dove è ben integrato. D’altronde, se qualche cosa mi ha meravigliato in questa fraternità di Nabaa è proprio il vedere come essa vive in armonia nonostante le differenze di età e di inserzione dei fratelli. Sono pieno di ammirazione per la presenza fraterna e sorridente di Roger e come si dedichi con tutto il cuore alle faccende domestiche (particolarmente la cucina) di cui si prende cura; anche Pascal dà il suo contributo! L’uno e l’altro sono felici di quello che vivono i loro fratelli più giovani e vibrano in solidarietà con loro: Lluis nella fattoria di Mar Chaya e a Taalabaya dove passa tutti i giovedì, Bertrand a Insan e Baytouna, Pierre-Yves a l’IECD. Personalmente sono molto sensibile a questo bell’aspetto della fraternità: gioire di ciò che vivono i miei fratelli.

Aspettavo e desideravo da tempo l’occasione per visitare i fratelli di Damasco. Ci sono potuto andare senza problema grazie ad una richiesta di visa presentata a mio nome dal vescovo greco-cattolico di Damasco. Yves era venuto a cercarmi a Beirut. Partiti da Beirut verso le 9h di sabato, siamo arrivati a Masaken Barzé (il quartiere della fraternità di Damasco) verso le 13h. Al nostro arrivo, dei bambini giocavano per strada e due di loro sono corsi ad abbracciare Yves e poi hanno abbracciato me come fossi anch’io della famiglia: erano Ibrahim e Ja’far, i due figli di Iyyâd, il vicino che abita al piano superiore. Di colpo mi introducevano nella cerchia di relazioni che si è creata attorno a Yves e Jacques. Poco dopo è arrivato Iyyâd in persona, ansioso di conoscere il nuovo fratello. Immediatamente ci ha invitati per un pasto a casa sua, cosa che avvenne il lunedì sera con la presenza di sua moglie, dei suoi figli e di altre due donne: la proprietaria dell’immobile venuta con sua figlia. La bellezza straordinaria di queste relazioni umane di accoglienza e di amicizia, faceva in me un contrasto violento con la situazione di guerra che spacca il paese.

Anche se il quartiere dove vivono i fratelli come pure la zona di Damasco controllata dal regime sono stati risparmiati dalla distruzione, l’insicurezza è comunque tangibile: numerosi controlli di polizia durante gli spostamenti, strade chiuse per canalizzare la circolazione ed obbligarla a passare nei posti di blocco, sottofondo di esplosioni e di bombardamenti poco distanti nei quartieri vicini. Nei primi due o tre giorni c’era anche il rumore continuo, giorno e notte, di aerei da combattimento, improvvisamente

Col sorriso, malgrado tutto.

cessato nei giorni seguenti. Yves mi ha spiegato che quegli aerei erano aerei russi che sono gli unici attrezzati per i voli notturni e che il loro improvviso silenzio era dovuto senz’altro ad un “cessate-il-fuoco” della Russia. Le esplosioni e il fuoco dell’artiglieria, invece, non sono mai cessati.
Conservo preziosamente il ricordo di tutte le persone incontrate; Fouad, un anziano collega di lavoro di Jacques, ora pensionato e praticamente immobilizzato a casa per gli handicaps dell’età e della malattia. Un altro Fouad, un giovane gesuita responsabile del JRS (Servizio dei Rifugiati dei gesuiti), che ci ha parlato della sua recente visita ad Aleppo. Ci ha descritto la situazione catastrofica della città dove, tra le rovine, vivono donne, bambini e anziani, mentre sono pochi gli uomini che vi si vedono, perché molti sono morti e quelli che restano si nascondono. Una sera abbiamo avuto la visita di Maha, attualmente impegnata nel JRS, anche lei ha partecipato alla visita di Aleppo; ci ha mostrato tante foto impressionanti. Non posso dimenticare Sliman, un amico di Damasco (greco-ortodosso, se non mi sbaglio!): i fratelli mi hanno molto parlato di lui, anche lui impegnato nel JRS e di una disponibilità straordinaria. Ho avuto la gioia di conoscerlo quando una sera è venuto in fraternità.
Impresse nella mia memoria sono anche certe situazioni evocate da Jacques o da Yves: quel padre, al quale i militari avevano prelevato il figlio, che è stato chiamato per “recuperare gli effetti di suo figlio”, senz’altro morto sotto la tortura. E, colmo dell’assurdità, l’altro suo figlio si è arruolato nella milizia pro-regime, più per paura che per convinzione.

Assurdo! Non trovo un’altra parola per descrivere la situazione del paese e dei conflitti che lo distruggono.

Il lunedì ci siamo uniti ai membri dell’Arca che celebravano il funerale di Joseph, un disabile di una sessantina d’anni: ho avuto la sensazione di trovarmi in un’oasi di bellezza e di umanità. In chiesa, una assistenza numerosa di persone, come assetate della beatitudine dei piccoli e dei poveri .

Il giovedì, Yves mi ha generosamente guidato in una lunga camminata nel suq di al-Hami-diyye; abbiamo attraversato qua e là dei posti di blocco dove eravamo palpati e controllati a dovere da militari di guardia nei pressi di tale o tal altro monumento sciita. Dopo quasi due ore, mi sono accorto che Yves cominciava a trascinare i piedi , per cui era ora di rientrare. Era letteralmente spossato e, appena

Stanco ma felice.

rientrati, si è disteso sul letto. Ciò non ci ha impedito alla sera di prendere del tempo per uno scambio fraterno, Jacques e Yves con me; Yves è rimasto coricato, tuttavia era ben presente e partecipe. E’ stata per me l’occasione per dire a loro quanto mi aveva colpito la bellezza di ciò che vivono e anche la mia gioia nel costatare la robusta solidarietà fraterna che hanno nella loro vita quotidiana. Infatti condividono quotidianamente l’uno all’altro tutto ciò che vivono, pregano insieme, fanno la cucina insieme, si mettono d’accordo per le compere, le varie visite o altre cose da fare…Ho anche detto loro di aver notato che qualche volta perdevano la pazienza tra di loro e io, che non amo i conflitti, ne ero dispiaciuto. Comunque ho imparato a leggere in questi piccoli litigi una sana reazione di autonomia di fronte all’invadenza incosciente dell’altro. Alla base tuttavia ci sta una relazione fraterna vera e voluta.

L’uno e l’altro sono come “abitati” dal dramma che vive il Paese. Per loro questo dramma colpisce delle persone conosciute e amate, delle famiglie che li hanno accolti e con loro hanno condiviso le angosce e le ferite della guerra, come si condivide tra fratelli.

Sabato (11 marzo) ci siamo ritrovati, tutti i fratelli del settore, a Nabaa. L’indomani ci siamo presi del tempo per uno scambio di opinioni nella “casa di Pietro”, (un appartamento adiacente la fraternità,

A tavola… si parla meglio!

messo a disposizione dei fratelli per non intasare la fraternità in occasione di incontri come questo).
Non sarei in grado di riassumere quello che si è detto in quell’incontro; dico solo che ho apprezzato tantissimo “lo scambio fraterno”, che ha evidenziato come ogni fratello “vive bene”: nella fiducia sotto lo sguardo dei fratelli e nella pace di una vita “donata”.
Con il mio affetto fraterno per ciascuno,

Michel