Card. Joseph Ratzinger

NAZARETH

Card. Joseph RATZINGER, Arcivescovo di Monaco (1976) *

Ciò che significa Nazaret ci è nascosto dai pittori della “Scuola Nazarena”. Il nome evoca la maniera troppo sentimentale con cui la vita di Gesù viene trasformata in un idillio piccolo-borghese che inganna perché sminuisce il mistero. L’origine della venerazione della Sacra Famiglia, che anch’essa, il più delle volte, si merita lo stesso verdetto, va cercata altrove.

È il cardinal Laval che, nel Canada del XVIII secolo, ha sviluppato questa devo­zione fondandosi sulla responsabilità del laicato. Il cardinale “vide allora la necessità di dare alla popolazione coloniale una solida struttura sociale che le impedisse di perdere vitalità per mancanza di una tradizione e di radici. Non aveva abbastanza preti per fondare delle comunità ecclesiali strutturate … Mise dunque tutta la sua attenzione sulla famiglia: la vita di preghiera venne affidata al padre di famiglia” (10). È parten­do da Nazaret che scopriamo che la casa e la famiglia sono una chiesa e che valoriz­ziamo la responsabilità sacerdotale del capo-famiglia.

Nella “Galilea dei pagani”, Gesù ricevette una educazione ebraica. Senza andare a scuola, impara a conoscere la Scrittura in famiglia che è “casa della Parola di Dio” (11). Le magre allusioni di Luca sono comunque sufficienti per farci un’idea dello spiri­to di responsabilità e di apertura come anche del fervore e dell’onestà di questa comu­nità che ne fecero una realizzazione dell’Israele vero. Ma è innanzitutto dall’agire di Gesù che legge le Scritture et le conosce con la sicurezza del maestro, allo stesso modo che conosce e domina le tradizioni rabbiniche, che vediamo quanto la vita co­mune vissuta a Nazaret ha contribuito alla sua formazione. Tutto questo non dovrebbe concernere anche noi che viviamo in un’epoca in cui la maggioranza dei cristiani sono obbligati di vivere in una “Galilea di pagani”? La Grande Chiesa non potrà né crescere né prosperare se la lasciamo ignorare che le sue radici si trovano nascoste nell’atmo­sfera di Nazaret.

Un nuovo punto di vista dunque si impone. Proprio nel momento in cui su Naza­ret era fiorente il sentimentalismo, in un modo nuovo e senza che i contemporanei se ne accorgessero, il vero mistero di Nazaret nel suo contenuto più profondo è stato scoperto.  Fu Carlo de Foucauld che, alla ricerca dell’“ultimo posto”, durante il suo pel­legrinaggio in Terra Santa scoprì Nazaret, il luogo che più l’ha colpito: “Non si sentiva chiamato a camminare al seguito di Gesù nella sua vita pubblica. È Nazaret che lo colpisce nel più profondo del cuore” (12). Voleva seguire Gesù silenzioso, povero e operaio. Voleva adempiere alla lettera la parola di Gesù: “Quando sei invitato, va a metterti all’ultimo posto” (Luca 14, 10). Sapeva che Gesù aveva dato lui stesso la spiegazione di questa parola vivendola per primo; sapeva che, ancor prima della mor­te sulla croce, nudo e senza niente, Gesù aveva scelto l’ultimo posto a Nazaret.

Carlo de Foucauld ha trovato il suo Nazaret prima alla trappa di “Nostra Signora delle Nevi” (1890), poi, solo sei mesi più tardi, in Siria, in una trappa ancor più pove­ra, a “Nostra Signora del Sacro Cuore”. È da lì che scrive alla sorella: “Facciamo un la­voro di contadini, lavoro infinitamente salutare per l’anima durante il quale si può pre­gare e meditare … Si capisce così bene cos’è un pezzo di pane quando si sa per espe­rienza la fatica che è necessaria per produrlo! …” (13).

Carlo de Foucauld, camminando sulle tracce dei “misteri della vita di Gesù”, ha trovato l’operaio Gesù. Ha incontrato il vero “Gesù storico”. Nel 1982, nel momento in cui Carlo de Foucauld lavorava a Nostra Signora del Sacro Cuore, in Europa fu pubbli­cato il libro di Martin Kâhler che fece data “Der sogenannte historische Jesus und der geschichtliche, biblische Christus / “Il Gesù detto della storia e il Cristo storico-bibli­co”. Fu un primo apice nel dibattito sul “Gesù della storia”.

Fratel Carlo, nella sua trappa in Siria non sapeva niente di questo dibattito. Ma, entrando nell’esperienza di Nazaret, sulla questione imparò di più di tutta quella di­scussione scientifica. Laggiù, nella meditazione vissuta su Gesù, si è aperta una nuova via per la Chiesa. Lavorare con l’operaio Gesù e immergersi in “Nazaret” è servito di punto di partenza all’idea e alla realtà dei “preti operai”. Per la Chiesa fu una riscoper­ta della povertà. Nazaret ha un messaggio permanente per la Chiesa. La Nuova Allean­za non comincia al Tempio, né sulla Santa Montagna, ma nella piccola casa della Ver­gine, nella casa dell’operaio, in uno dei luoghi dimenticati della “Galilea dei pagani” da cui nessuno s’aspettava potesse venire qualcosa di buono. Sarà solo partendo da lì che la Chiesa potrà ripartire e guarire. Essa non potrà mai dare la risposta vera alla ri­volta del nostro secolo contro la potenza della ricchezza se, nel suo seno, Nazaret non diventerà una realtà vissuta.

NOTE

(10) Th. Maertens, J. Frisque: Guide de l’assemblée chrétienne I (Casterman 1965).

(11) Cf., sulla giovinezza di Gesù, gli sviluppi impressionanti che si fondano sull’archeologia di B. Schwank “Das Thea­ter Von Sepphoris und die Jugendjahre Jesu” in Erbe und Auftrag 52 (1976), pp. 199-206. L’articolo fornisce preziose correzioni all’immagine abituale del Giudaismo del tempo di Gesù, contraddicendo perfino la recente ricerca ebraica su Gesù. Vale la pena di leggere anche Robert Aron: Les Années obscures de Jésus (Grasset 1960).

(12) M. Carrouges: Charles de Foucauld, explorateur mystique (Cerf 1958), p. 93.

(13) ibid., p. 106.

* Papa Benedetto XVI (24/4/2005 – 28/2/2013) in “Le Dieu de Jésus-Christ”, opera dedicata “Ai miei compagni nel 25° anniversario della nostra ordinazione sacerdotale, 1951 -1976” p. 77-80 COM­MUNIO-FAYARD 1977 – (Tradotto dal tedesco da Yves et Marie-Noëlle de Torcy).

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