Un bel momento di fraternità

Jean-Pierre, uno dei tre fratelli che studiano teologia a Lille, ci descrive il pellegrinaggio e la settimana dell’incontro di 85 giovani di 21 nazionalità alla scoperta di fr. Carlo, che si è svolto a Taizé. Il priore, fr. Alois, ha parlato loro di cosa può significare «Gridare il Vangelo oggi ».

di Jean-Pierre

Una settimana a Taizé!

Come previsto, nell’ambito delle celebrazioni del Centenario, l’incontro di Taizé, proposto ai giovani dell’Europa, famiglia spirituale o no, si è svolto nella seconda settimana di agosto. Certo, erano pochi al di sotto dei 25 anni; eravamo molto meno che alla GMG di Cracovia, ma, a dire dei partecipanti, è stato un tempo intenso e, per più di uno, un toccante momento di fraternità.

Tutto è iniziato il 16 agosto quando un piccolo gruppo di 13 persone si è ritrovato a sud di Macon (Francia) per incominciare la camminata che doveva portarci, cinque giorni dopo, à Taizé. L’idea era di vivere un momento fraterno per conoscerci e accogliere quelle e quelli che ci avrebbero raggiunti nelle tappe successive. Un primo giorno tra vigneti e colline, attraversando villaggi dai bei nomi come Pouilly, Solutré o Fuissé. Il sole era troppo caldo per rischiare a degustare i vini del posto! I giorni successivi, per fortuna, sono stati più freschi, anzi, un mattino, completamente bagnato. Camminavamo fra prati e foreste, su sentieri bordati da grosse siepi. Come conciliare discussione e degustazione dei frutti di bosco…

 

 

Anche se non si trattava di un ritiro, ogni giornata iniziava con una preghiera comunitaria seguita da un lungo momento di marcia silenziosa. Regolarmente le chiese dei villaggi si aprivano, e così potevamo celebrare; una volta anche grazie alle rondini (…è il giorno iniziato sotto la pioggia… Speravamo di trovare un posto coperto per celebrare e condividere il pic-nic. Finalmente arriviamo in un villaggio dove le porte della chiesa sono completamente spalancate. E’ un’occasione troppo bella e noi ci installiamo. Un po’ dopo siamo venuti a sapere che quell’”apertura eccezionale” era dovuta a quattro rondini che erano entrate per fare il nido e che i parrocchiani si auguravano che andassero a nidificare altrove. Alla nostra partenza, più niente pioggia e più nessuna rondine in chiesa… Abbiamo richiuso le porte!).

A Matour ci hanno raggiunto delle piccole sorelle; il giorno dopo, a Tramayes, è arrivato il gruppo che veniva dall’Italia. A Cluny siamo 35 a dormire e molti di più a rimetterci in cammino per l’ultima tappa domenicale.

Con il passare dei giorni la riservatezza e le difficoltà della lingua sono sfumate, ognuno faceva un passo verso l’altro… o fianco a fianco. Era dunque una gioiosa squadra quella che saliva la collina, raggiunta da quelle e quelli che erano venuti per la settimana soltanto. Per alcuni era installato un “super-camping”, gli altri dormivano “sul pavimento” in un locale che i fratelli ci avevano riservato.

Siamo 85 e proveniamo da 21 nazione. La nostra presenza si inserisce totalmente nella dinamica di Taizé: partecipazione alle tre preghiere comuni che ritmano ogni giornata, partecipazione assidua ai gruppi biblici animati ogni mattina dai fratelli di Taizé. Solo i pomeriggi sono “de Foucauld”. E’ previsto un programma per continuare a conoscersi, a scoprire Carlo de Foucauld e la sua spiritualità: video, scambi in piccoli gruppi, testimonianze, giochi nei quali ci si può comprendere anche senza parlare la stessa lingua, laboratori creativi… Tutto è organizzato affinché ognuno si lasci impregnare, possa esprimersi, ascoltare e sentirsi ascoltato. Davanti ad un’assemblea aperta a tutti, Adib, un giovane rifugiato siriano che cammina con noi dal primo giorno, parla di fratel Paolo, che lui ha conosciuto, e racconta il percorso che l’ha condotto da Homs a Mulhouse.

Fratel Michael Davide, monaco benedettino, è venuto dall’Italia per intrattenerci su «l’attualità del carisma di Carlo de Foucauld». La sua esposizione è andata oltre il tema ma era sufficientemente densa perché ciascuno si sentisse interpellato. Mente viva, pieno di brio, è passato da un’idea ad un’altra ad un ritmo talmente folle che i traduttori “simultanei” non sapevano più dove sbattere la testa. Allora: “Carlo de Foucauld è rimasto monaco fino alla morte” come l’afferma il nostro fratello? Su questo ed altri aspetti le reazioni sono state vivaci; le domande si moltiplicavano e gli scambi hanno continuato ben oltre il tempo stabilito.

(A proposito di “Carlo de Foucauld monaco”, Théodore Studite, nelle sue Piccole Catechesi (39, PG99, 561a) riesce forse a mettere tutti d’accordo: “Il monaco è colui che ha lo sguardo per Dio solo, il desiderio di Dio solo, l’applicazione per Dio solo e che, volendo servire solo Dio, diventa motivo di pace per gli altri”. Non potrebbe essere questo un ideale per ogni cristiano nel mondo; perché il mondo trovi la vera pace?)

     Fr. Alois, il Priore di Taizé, è venuto anche lui per un dialogo sul tema «Gridare il Vangelo oggi». Che strano verbo abbiamo scelto, noi che di solito siamo discreti, tanto più che sovente è preferibile tacere per essere meglio presenti!  Ci ha invitati, non tanto a gridare, ma a “scoprire”, senza tanto agitarci, per vedere meglio la presenza di Gesù.  Fr. Roger voleva “mormorare” il Vangelo; ciò richiede l’energia di tutta una vita tante sono le situazioni di disperazione nel mondo.  In un batter d’occhio ci spiega come, lui e i suoi fratelli, vogliono gridare, anch’essi, il Vangelo insieme, come Comunità. Insiste sulla priorità dell’Ecumenismo esteso a tutti i popoli perché, dice, i giovani non capiscono le divisioni! Allo stesso modo  egli vede nell’accoglienza  un valore evangelico che oggi parla senza parole. Termina citando Christian de Chergé che diceva: “Noi abbiamo dato la nostra vita a Dio a grandi linee…; ora dobbiamo dargliela nei dettagli!”. E’ vero, conclude: dare la nostra vita è un impegno di giorno in giorno; dare la vita è di tutti i giorni!

La nostra gioia e le nostre risate, il velo di alcune delle nostre sorelle, gli zaini ornati da “Scegliere la Fraternità” o del logo del Centenario, l’intervento di Abib e le numerose intenzioni dei fratelli della Comunità durante le preghiere comunitarie, hanno fatto sì che Charles de Foucauld ha veramente abitato l’intera collina durante tutta la settimana. Potremmo scrivere un libretto di “fioretti”, tanto ci siamo sentiti trasportati dalla grazia fin dall’inizio. Non facile, per molti, doversi lasciare, la domenica conclusiva!

    Certo, si tratta solo di “chicchi di grano” seminati in terra. Lasciamo che il tempo faccia il suo corso, non si tirano su gli steli per farli crescere!…