NUOVA FORMA DI VITA RELIGIOSA

A CAUSA DI GESÙ E DEL VANGELO

La vocazione e la vita dei Piccoli Fratelli di Gesù
1.I Piccoli Fratelli di Gesù sono chiamati da Dio a vivere per Lui solo, partecipando al suo progetto d’amore per gli uomini. Si mettono alla sequela del Signore Gesù, loro amato Fratello, che ha salvato il mondo vivendo sulla terra, povero e umile, uomo tra gli uomini e amandoci fino a dare la sua vita sulla Croce. Essi trovano nell’imitazione della vita di Gesù a Nazaret la forma propria della loro vita contemplativa nel mondo.

Professione solenne

Professione solenne

2.Per rispondere a questa chiamata e a causa di Gesú, l’unico Necessario, l’unico Amore e l’unico Signore, essi si impegnano nella fede, confidando sulla forza dello Spirito Santo, a lasciar tutto pronunciando pubblicamente secondo le Costituzioni i voti di povertà, di castità e di obbedienza. In tal modo sono consacrati nella Chiesa alla gloria di Dio e al servizio del suo Regno.
Uniti in comunione fraterna dalla stessa vocazione, essi costituiscono la Fraternità dei Piccoli Fratelli di Gesù. Essa è un Istituto religioso di Diritto Pontificio, essenzialmente dedito alla contemplazione, all’adorazione di Cristo nella Eucaristia, alla pratica della povertà evangelica, al lavoro manuale e alla reale condivisione della condizione sociale dei poveri. La Fraternità è costituita da fratelli laici e da fratelli sacerdoti che hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, salvo in ciò che è proprio agli Ordini sacri.

4_43. Non potendo, come Carlo de Foucauld, “concepire l’amore senza un imperioso bisogno di imitazione” e per tendere alla perfezione della carità nel suo duplice precetto ” amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze e il tuo prossimo come te stesso”(1) i Piccoli Fratelli di Gesú vivono la loro vita contemplativa condividendo come Gesú a Nazaret, la vita e la condizione sociale di coloro che non contano né hanno influenza agli occhi del mondo. Tale vita di Nazaret è la via che li conduce all’unione con Dio e all’amicizia con gli uomini.

4.Nelle difficoltà e nelle gioie della vita quotidiana è Gesú, il loro ” Modello Unico ” che essi vogliono imitare. Desiderano rassomigliare a Lui associandosi alla sua vita di “Salvatore” e al suo amore per tutti gli uomini. Per loro dunque, l’essenziale è crescere nell’unico amore verso Dio e verso gli uomini loro fratelli.

5. L”Eucaristia, presenza sacramentale di Gesú, dono del Padre, che offre il proprio Figlio come cibo, fermento del Regno e segno di comunione fraterna, è all’origine del loro amore. Essi uniscono la loro vita all’offerta di Gesù nel Sacrificio Eucaristico e diventano con Lui Eucaristia vivente tra gli uomini. Desiderosi di unirsi alla preghiera di Cristo, amano, come fratel Carlo, restare in preghiera davanti al SS. Sacramento, durante il giorno e qualche volta durante la notte.
In semplicità e umiltà di cuore si offrono a Gesú affinché, in loro, Egli possa adorare a nome degli uomini, intercedere per tutti e “completare nella loro carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa”.(2)
Sull’esempio di Gesú che passò quaranta giorni nel deserto e che si ritirava la notte sulla montagna, solo con il Padre,(3) essi pure amano ritirarsi perio-dicamente in solitudine, come Mosè ed Elia, per vivere nell’intimità di Dio, col desiderio di contemplare il suo volto e di dedicarsi ad una preghiera intensa di intercessione per l’umanità.

6.Nell’intimità del cuore di Cristo imparano da Lui a guardare ogni uomo con dolcezza e umiltà(4), ad amarlo come un fratello riscattato dallo stesso sangue(5) e come un amico per il quale bisogna essere pronti a dare la propria vita.
Essi hanno un amore preferenziale per coloro che, più di altri, portano le conseguenze del peccato del mondo.
“Spinti dall’amore di Cristo”(6) che ha dato la sua vita sulla Croce per riunire nell’unità del suo Corpo i figli di Dio dispersi, vogliono amare tutti gli uomini al di là di qualsiasi divisione di classe, di nazionalità e di razza(7) e portano nel loro cuore la ferita della separazione tra i cristiani.
In qualsiasi paese, essi stabiliscono le loro fraternità tra coloro che non conoscono il Cristo o che lo hanno dimenticato, tra coloro che vivono nell’indifferenza o nell’ateismo.

7.Riuniti nel nome di Gesù e alla sua presenza(8), i fratelli vivono in piccole comunità chiamate ‘fraternità’. Si amano gli uni gli altri come Gesù li ha amati,(9) richiamandosi alla vita della famiglia di Nazaret e alla comunione d’amore in essa vissuta, segno del Regno futuro.

8. Sull’esempio di fratel Carlo alla ricerca dell’ultimo posto, i Piccoli Fratelli seguono Gesú che “spogliò se stesso assumendo la condizione di servo”(10) e raggiungono così coloro che sono disprezzati o oppressi.
Chiamandoli alla sua sequela, il Signore Gesù li rende solidali con la gente, per camminare insieme a lei, nell’umile realtà di Nazaret, verso il suo Regno.

9 .La Vergine di Nazaret, umile serva del Signore, madre di Gesù e associata a Lui nell’opera della Redenzione,(11) è la custode ed il modello perfetto della loro vita alla sequela di Gesù.

10.I Piccoli Fratelli sono consapevoli che la loro vocazione è un dono di Dio che essi ricevono nella Chiesa. E’ lei che approva il loro modo di vivere il Vangelo(12), riceve i loro voti e li rende partecipi della sua missione salvifica.
Uniti totalmente a Cristo “che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”(13), essi cooperano, per la “misteriosa fecondità apostolica”(14) della loro vita contemplativa, alla crescita invisibile del Regno di Dio tra gli uomini.
La loro vita interamente donata a Dio nella consacrazione all’amore di Gesù e degli uomini, deve rendere le loro fraternità un segno vivo della Sua Presenza e del Suo Amore misericordioso.
Le fraternità sparse per il mondo, partecipano, in misura della loro fedeltà alla vocazione dei Piccoli Fratelli di Gesú, alla missione della Chiesa.

 

Ciò che abbiamo appena presentato è il primo capitolo delle nostre “Costituzioni. ” Esso sintetizza lo spirito ed il carisma della Vocazione dei Piccoli Fratelli di Gesù : “Contemplativi in mezzo alla gente”.

fratelli in India

fratelli in India

È dunque alla luce di Nazaret e guardando all’esperienza umana di Gesù tra la gente che ci ispiriamo per vivere una tale chiamata.

“Ebbene, per noi che seguiamo fratel Charles – sul cammino di Gesù di Nazaret che ha scelto per se questo cammino – la Chiesa ci dice: ” La vita contemplativa che vi è propria é la vita di Nazaret” (cfr. Cost. n° 3).
” I Piccoli Fratelli di Gesù vivono la loro vita contemplativa con-dividendo, come Gesù a Nazaret, la vita e la condizione sociale di quelli senza nome e senza influenza nel mondo. Questa “vita di Nazaret” è il cammino della loro unione a Dio e della loro amicizia con gli uomini” (Cost. n° 3)

080Ma, come questo genere di vita può essere un cammino autentico di contemplazione ?
Non si tratta solamente di un sano umanesimo, di amare quelli che soffrono o che sono in a difficoltà, ma di imitare Gesù di Nazaret, di seguirlo. Le Costituzioni precisano: “noi desideriamo rassomigliare a Gesù, condividendo la sua vita di Salvatore ed il suo amore per tutti gli uomini” ( Cost. n° 4).

René Voillaume incontra Paolo VI

René Voillaume incontra Paolo VI

La Chiesa ha accolto questa vocazione, ha riconosciuto in essa un modo originale di vivere la vita contemplativa come una nuova via nella grande tradizione della Chiesa. Il decreto del 13 Giugno 1968 con cui la Congregazione dei religiosi approvò le Costituzioni la esprimono cosi:
” La Fraternità, sull’esempio di Nazaret, realtà umile e nascosta, trova il suo scopo e la sua realizzazione in una vita contemplativa che le è propria : l’adorazione di Cristo nel Sacramento della Eucarestia, la pratica della povertà evangelica, il lavoro manuale ed una partecipazione reale alla condizione sociale di coloro che non hanno un nome né un’influenza nella società” (Decreto di approvazione 1968)

È perciò alla luce di Nazaret che noi vogliamo vivere gli elementi caratteristici della vita religiosa. La formazione a una “vita religiosa” di questo genere, vissuta nella vita normale della gente, richiede che prestiamo particolare attenzione all’ esperienza umana di Gesù a Nazaret. La sua vita e le sue relazioni con le persone e con l’ambiente in cui ha vissuto, suggeriscono chiaramente quale deve essere il nostro comportamento, alla sua sequela.

Come Lui, per vivere la sua relazione interiore con il Padre non è rimasto nel Tempio; ma “discese a Nazaret” dove ha vissuto tra la sua gente nella “quotidianità” di un qualsiasi nazareno del suo tempo, anche i Piccoli Fratelli desiderano vivere la loro vita contemplativa di unione al Padre nella quotidianità di una vita comune vissuta tra la gente.

Flaubert : Camerun

Fratel Charles, all’occasione di una visita ad una famiglia di poveri operai del villaggio di Akbès, vicino al monastero dei trappisti dove lui viveva come fratel Alberico, scriveva: “Che differenza tra questa casa e le nostre abitazioni. Aspiro a Nazaret!”
“Da quel momento Nazaret ha suggerito una nuova forma di “vita religiosa” che integra, salvaguardandola, la povertà reale delle abitazioni e del livello di vita, così come l’insicurezza ed il faticoso lavoro di una qualsiasi famiglia operaia” (Come loro p. 139)

Per Charles de Foucauld, quella visita fu la spinta interiore che “…lo porterà ben presto ad abbandonare ogni idea di separazione, per vivere invece in stretto contatto con gli uomini che lo circondano”
(Come loro p. 140)

Prendendo ancora da René Voillaume ci sembra di poter concludere : “L’assenza di organizzazione comunitaria di tipo monastico, al fine di salvaguardare la condizione materiale di poveri; la soppressione di ogni separazione visibile ed esterna dagli uomini a cui ci si dà in totale disponibilità: sono queste le due caratteristiche che costituiscono l’originalità della nuova forma di vita religiosa inaugurata da fratel Charles” (Come loro p. 141)