“La nostra vita è contemplativa perché non ha altro fine che la imitazione di Gesù a Nazaret.
Non siamo chiamati ad isolarci dal mondo, come ci si ritira in un monastero, al contrario, ci immergiamo interamente al punto che un tale “amore contemplativo verrà raggiunto non solo nel contatto con gli uomini, ma per mezzo di questo contatto stesso”.
(Come loro: p 153)

Gandhi13_5“Quando immergiamo la mano nel catino dell’acqua, quando attizziamo il fuoco con la canna di bambù, quando allineiamo interminabili colonne di numeri al tavolo di contabilità, quando si è arsi dal sole e sprofondiamo nel fango di una risaia, quando dobbiamo lavorare davanti alla fornace del fornitore; se non realizziamo esattamente la medesima vita religiosa come se fossimo in preghiera in un monastero, il mondo non sarà mai salvato”           (Gandhi) – citato da Voillaume in “Come loro”

 UN PARTICOLARE TIPO DI VITA CONTEMPLATIVA

Nella solidarietà.
A Nazaret Gesù è talmente simile ai suoi compaesani che per essi lui è, e sarà sempre…il carpentiere ( Mc.6,3).
Il tipo di vita delle nostre fraternità dovrà sempre mantenere questo carattere essenziale di una vita semplice, di condivisione e di amicizia, nel pieno contesto della vita comune delle gente.
Questo adeguamento alla normalità della gente fu tanto vero e tanto “normale” per Gesú che la gente si stupisce quando Egli comincia a manifestare la ricchezza del suo cuore di “Inviato”.
“…E scese con loro a Nazaret….; scendesti fino all’ ultimo degli ultimi posti; scendesti con loro, per vivere della loro vita, della vita dei poveri operai, vivendo del tuo lavoro; la tua vita fu come la loro povertà e la loro fatica; erano oscuri, vestiti all’ombra della loro oscurità. Andasti a Nazaret, piccola città sperduta, nascosta nella montagna, da cui niente usciva di buono, diceva la gente”

Nazaret è il luogo dove Gesù è cresciuto come uomo…come ogni uomo, nel proprio ambiente.

” Prendi per esempio la vita di Nazaret in tutto e per tutto, nella sua semplicità e in tutta la sua am-piezza…(…), senza alcun abito speciale, come Gesù a Nazaret, senza clausura, come Gesù a Nazaret, non in una abitazione lontano dalle altre case, come Gesú a Nazaret, non meno di 8 ore di lavoro per giorno, come Gesù a Nazaret, manuale o no, ma preferibilmente manuale;… non grandi possedimenti o grandi case, né grandi spese né elemosine copiose, ma estrema povertà in tutto, come Gesú a Nazaret. In una parola, in tutto come Gesù a Nazaret !!! ” (Luglio 1905)

Sull’esempio di Gesù, i Piccoli Fratelli scoprono il senso profondo della solidarietà “nazarena”.

“Ci sembra che noi troviamo un po’ di luce guardando a Gesù di Nazaret. Gesù riceverà tutto da Nazaret per la sua vita umana, la famiglia, la sua cultura e la storia del suo popolo, la sua preghiera, la scoperta progressiva della sua missione di Salvatore. I valori del Regno che Egli annuncerà, Gesù li ha scoperti e sperimentati a Nazaret, essi sgorgano dalla sua relazione con il Padre e dal contatto quotidiano con la gente del suo villaggio. E qui sta un altro aspetto dell’annuncio incredibile; questo apprendistato Gesù lo ha fatto come uno del popolo, come un povero e insieme ai poveri. È un nuovo aspetto di Dio che ci viene rivelato: Dio non interviene e” dall’alto per trasformare tutto: è invece a partire dal popolo degli umili che Gesù porta il suo messaggio e compie la sua missione”  ( Capitolo di Perugina – 1984 – La nostra solidarietà”)

“Per essere solidali fino in fondo nell’assumere la condizione di vita dei poveri, noi vogliamo vivere concretamente la nostra vita religiosa non al riparo, ma “al contrario nel rischio ed in ragione di esso (…) Vi saranno giornate sovraccariche…sarete circondati dal chiasso, dal movimento, talvolta dalla volgarità e dovrete conservare un cuore silenzioso e puro per la preghiera. (…) Infine ci sarà il peso di tutta questa vita senza rilievo, senza splendore, senza efficacia né interesse umano, da accettare ogni giorno sino alla morte”. (Come loro : p. 218-219 )Festa_Associazione_002

Nino al mercato...

Nino al mercato…

3_5“Su quanto detto si radicano alcuni tratti caratteristici della nostra vita con la gente.

 – Condivisione della vita dei poveri nel rispetto, l’accoglienza e la valorizzazione delle ricchezze di cui esse sono portatrici.

 – Una consapevolezza molto forte che ciascuno ha il suo posto nella società, che ciascuno può apportare la sua pietra per la costruzione, e che ciascuna persona merita che ci si interessi di lei.

 – Un desiderio di camminare con la gente al loro passo, attenti alle aspirazioni che emergono, per farle nostre, senza paura di impegnarci per la loro realizzazione, rispettosi del ritmo e della libertà di ciascuno.

 – Dio che ci fa prendere parte al suo progetto è per noi un amico con il quale cerchiamo di stabilire una relazione profonda. Questa relazione, nella quale c’è tutto quello che ci sta a cuore ( le nostre lotte, le nostre amicizie…), scava in noi una disponibilità maggiore.

 – L’importanza della vita fraterna è come una prima realizzazione di quel nuovo tipo di rapporti tra le persone.

 Noi pensiamo che questa luce può darci, da un lato, una grande libertà ( che si manifesta nella diversificazione dei nostri impegni) e allo stesso tempo, dei criteri di discernimento.”(Capitolo di Perugia 1984)

nella preghiera della povera gente ! 

 

Alla base del progetto di vita di ogni fraternità c’è l’incontro che ciascuno ha fatto di un Dio che ama alla follia tutti gli uomini e le donne della terra. Dio li ama per quello che sono e vuole dare loro la sua vita. Per questo Dio si è incarnato come il carpentiere figlio di Giuseppe.

“Ciò che è proprio di questo periodo privato della sua vita infatti, è che Gesù non fece alcun gesto rivelatore della sua missione.

Il suo amore redentore, trabocca dunque unicamente nel silenzio del cuore a cuore del Figlio con il Padre, in una perpetua ed ardente supplica per l’umanità intera, mentre agli occhi dei suoi e dei compaesani, i gesti ed i valori più abituali riempivano la sua vita semplicissima e comune “(R. Voillaume: Come loro p.119 )

” …Malgrado le sollecitudini sempre rinnovate dalle visioni di miseria, di sofferenza, di lutti che ogni giorno lo incalzavano, il Figlio di Dio si nasconde, si seppellisce nell’oscurità della vita quotidiana di Gesù, figlio di Giuseppe. Egli, non si nasconde isolandosi dagli uomini, ma mischiandosi il più possibile ad essi, perdendosi in mezzo a loro. (…)

Questa scelta fu assolutamente libera e personale, e denota la volontà di insegnarci qualcosa attraverso la scelta stessa.”  (R. Voillaume : Come loro p. 116 – 117)

L’amicizia con Dio come quella con gli uomini ha le sue esigenze, e Gesù vi risponde secondo i tempi e i suggerimenti dello Spirito a cui Egli prestava continuamente attenzione.

Anche per noi, nelle nostre fraternità, la frequenza e le forme di preghiera saranno adattate ai luoghi dove sono stabilite e alle persone che le compongono. Gli orari di lavoro sono, infatti, a volte differenti come, anche, le esigenze personali dei fratelli.

I fratelli sono solidali con quelli con i quali lavorano anche nel loro andare al Signore, a volte inconsapevole.

 

              la nostra preghiera è quella della povera gente!

Gli avvenimenti della giornata nutrono la preghiera silenziosa ai piedi della presenza eucaristica di Gesù nella cappella di ogni fraternità.

I mezzi per il nostro cammino di preghiera, sono gli stessi che possono adottare i nostri vicini del quartiere o i compagni di lavoro. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se la stanchezza fisica e nervosa di una giornata di lavoro manuale si fa sentire e condiziona, sia per il suo contenuto che per la sua modalità, la nostra preghiera, semplificandola. È la preghiera dei poveri! Portare la fatica del lavoro e gli Incontri della giornata nella preghiera.

Vale la pena ricordare quello che de Foucauld diceva della preghiera:” pensare a Dio amandolo”…

contemplativi nella solidarietà !

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fratello al lavoro…

” Non si misura il nostro grado di unione a Dio dal numero degli istanti che avrete consacrato alla orazione, e non sarete un uomo di preghiera unicamente in funzione di questi, ma lo sarete se il vostro sguardo sugli uomini e sulle cose è, per fede, ciò che era su di essi, lo sguardo di Gesù.” (Come loro : p. 197 )

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