FRATERNITÀ IN ITALIA

Charles de Foucauld, è cosa ben nota, desiderò ardentemente fondare una famiglia religiosa. Questo suo desiderio, però, restò inesaudito. Morì nel 1916 da solo senza avere nessun compagno.
È sorprendente, tuttavia, che siano state fondate dopo la sua morte ben 19 famiglie – Congregazioni religiose, Istituti Secolari e Associazioni di laici – ispirate dalla sua maniera di comprendere e vivere Nazareth.
In Italia il suo messaggio cominciò ad essere più conosciuto dopo il 1953, anno nel quale fu stampata la traduzione italiana ( “Come loro” Ed.Paoline – trad. Vanna Casara ) del libro ( “Au Coeur des Masses” Ed. du Cerf – 1951 ) nel quale il P.Voillaume aveva pubblicato lettere e conferenze indirizzate ai Piccoli Fratelli di Gesù.

La fondazione della Fraternità con la conseguente inabituale presenza di religiosi nel mondo operaio senza abito ecclesiastico né compiti pastorali si faceva mantenendo un dialogo costante con la Santa Sede. Questo motivò frequenti passaggi in Italia. Essi furono all’origine, a Milano, Roma ed in altre città, di una rete di rapporti e di intense amicizie piene di comprensione accompagnata, in alcuni, dal desiderio di unirsi ai Piccoli Fratelli o, per lo meno, viverne la spiritualità.

Furono le Piccole Sorelle di Gesù a stabilire per prime alcune fraternità in Italia. Cominciarono tra i baraccati del borghetto Prenestino a Roma nel 1951.

Seguirono, poi, la fraternità di Assisi, nel 1952 quella di Milano e nel 1956 quella di Napoli. Nel 1957 si aprì nel mese di febbraio la fraternità generale delle Piccole Sorelle a Roma sui terreni dell’Abbazia Trappista delle Tre Fontane e nel mese di agosto – a Bindua in Sardegna – una fraternità di Piccoli Fratelli del Vangelo.
La presenza dei Piccoli Fratelli di Gesù in Italia comincia, in modo saltuario, nel 1952, con alcune fraternità, dette “volanti” appunto per la loro provvisorietà, formate da fratelli studenti che utilizzavano così le loro vacanze scolastiche. Ve ne furono a Milano ed in altre parti d’Italia. Si deve attendere il 1967 per avere una presenza stabile di Piccoli Fratelli di Gesù in Italia.

Già vari giovani, e meno giovani, italiani erano entrati in fraternità, ma nessuno, ancora, aveva domandato di tornare in Italia da Piccolo Fratello.

8_4Comunque il desiderio di quel fratello belga – coniugandosi con quello di un fratello italiano anch’egli agli studi – portò alla decisione di fondare una fraternità nel nostro paese.

Forse la Chiesa Italiana non era, allora, delle più favorevoli ad un inserimento nel mondo del lavoro di religiosi tra i quali anche alcuni sacerdoti. Questo ci fa comprendere come mai tra i vescovi delle allora tre grandi città industriali italiane – Milano, Genova e Torino – fu solo quello di quest’ultima città, il Card. Pellegrino, ad accettare nel 1967 la nostra presenza nella sua diocesnità a Torino…

Piero (dx) e Bob a Torino

Piero (dx) e Bob a Torino

  Molti fratelli sono passati nella fraternità di Torino, che ancora esiste, facendo i più svariati lavori: da manovale nell’edilizia a operaio alla Michelin, da addetto alla manutenzione di ascensori a operaio alla catena di montaggio della Fiat, oppure occupandosi di assistenza agli anziani o delle pulizie di immobili o di fabbriche, ecc.ecc.. Insomma, come tutti i poveri, i fratelli hanno cercato un lavoro senza poterlo troppo scegliere accettando quello che avevano avuto la fortuna di trovare.

 Alcuni di questi fratelli sono morti, altri hanno cambiato la direzione del loro cammino ed altri ancora sono stati a loro volta all’origine di nuove fraternità in Italia.

Come in una famiglia, si è dovuto far fronte a situazioni di vario genere, a molteplici esigenze, richieste e desideri personali. Questi, dopo essere stati discussi con gli altri fratelli, sono, frequentemente, diventati un progetto comune, da progetti personali che erano.

Questo anche se il loro compimento ha, a volte, comportato lasciare l’Italia. È così che ci sono dei fratelli italiani in Africa e in America Centrale, in Israele e nell’Isola Maurizio o in Medio Oriente.

Dal 1969 al 1971 ci fu una fraternità a Napoli.

Un fratello italiano che era stato per vari anni marinaio in Scandinavia sulle navi di commercio mercantili era imbarcato, in quel periodo, su navi passeggeri italiane. Era bene che trovasse nei suoi periodici sbarchi un vero punto di approdo. Questa fraternità durò, purtroppo, solo il tempo della navigazione del nostro fratello ‘marinaio’.

Nino davanti alla fraternità

Nino davanti alla fraternità

 Nel 1972 è la volta di Roma .

All’occasione del trasferimento della sede centrale della Fraternità da Marsiglia a Roma, si pensò fosse opportuna anche una fondazione i cui fratelli potessero sostenere e dare una mano a quelli che venivano dai quattro punti cardinali, non fosse altro che per la loro non conoscenza dell’italiano.

Visti i prezzi degli affitti e la poca consistenza dei salari, i fratelli si erano stabiliti tra i baraccati del Borghetto Prenestino, lo stesso nel quale le Piccole Sorelle avevano vissuto nel 1951.

Dopo 6 anni di presenza a Roma, la sede centrale, è stata ulteriormente trasferita a Londra e attualmente a Bruxelles, mentre la fraternità che doveva solo esserle di supporto esiste ancora. Anzi nel 1983 si è sdoppiata.
Lo sdoppiamento del quale si parlava prima fu conseguenza del ritorno dagli studi di due fratelli ai quali era doveroso proporzionare un adeguato spazio….sotto tutti i punti di vista.
I fratelli in questione sono Silvio di Milano e Laurent di origine francese.

Ritornando alla storia, quando il Comune di Roma, nel 1977, risanò la zona del Prenestino- abbattendo le baracche e facendone un parco – anche i fratelli furono, come i loro vicini, assegnatari di un alloggio comunale ove sono tuttora.

Il mercato del lavoro a Roma non offre grandi possibilità. I fratelli, sia quelli stabili che i molti postulanti di passaggio, trovarono lavoro in imprese di pulizia, nei bar, in una mensa aziendale, facendo i manovali in piccole imprese artigiane.
Nel frattempo ci fu un tentativo di fraternità nel Sud d’Italia. La scelta del luogo dove aprire una fraternità fu preceduta – eravamo nel 1974 – da un viaggio nel Sud dei fratelli allora presenti in Italia, erano solo quattro…appena sufficienti per riempire un’automobile che fece nel suo lungo giro di ricognizione anche un “alt” a Foggia dove le Piccole Sorelle del Vangelo cominciavano in quell’anno la loro prima fraternità in Italia.

Erano anni nei quali molti giovani italiani erano attratti dalla vita di Nazaret. Vi furono, quindi, dei postulanti e poi dei novizi. Fu cosi che nel 1974, terminato il noviziato, due fratelli andarono a Bari, nella ‘città vecchia’. In quattro anni vi si susseguirono quasi una decina di giovani, tra postulanti e giovani professi. Si arrivò così fino al 1978 anno nel quale si dovette, con grande rincrescimento, chiudere.
Non siamo mai andati in questi differenti posti per fare ‘un’esperienza’, ma per immedesimarci con la gente con la quale amiamo vivere – come Gesù a Nazareth. Si creano così relazioni che non sono passeggere. È doloroso per tutti, poi, doversi allontanare anche se, l’amicizia che comunque non si interrompe, continua ad essere vissuta altrimenti.
Se non ci fosse stata la fraternità di Bari non ci sarebbe, oggi, quella di Palmi. Uno dei giovani che avevano vissuto a Bari, terminati gli studi in Francia e tornato in Italia si è stabilito in questa cittadina della Calabria. Sia lui che il fratello che lo ha raggiunto, sono lombardi. La causa di questa immigrazione alla rovescia, con i conseguenti problemi di integrazione, va sicuramente cercata in una più approfondita conoscenza della realtà del Sud d’Italia fatta a Bari all’uscita del noviziato. Se a Roma non è facile trovare lavoro, a Palmi lo è ancora meno.

Come in molti altri luoghi i fratelli si sono dati da fare come hanno potuto: uno ha appreso a rilegare libri, altri hanno fatto i manovali nell’edilizia, altri sono stati commessi in un negozio di alimentari, il tutto accompagnato da periodi di lavoro nelle pulizie. Si può dire che i fratelli, qui come altrove, hanno sperimentato di persona cosa significhi ‘l’essere lavoratori precari’, e non essere nativi del luogo.
La stessa accoppiata – tra fraternità temporanea all’uscita dal noviziato e successiva fraternità definitiva una volta terminata la formazione – si è verificata per la fraternità di Carmagnola e quella di Alfonsine .
Questa volta uscivano dal noviziato un fratello italiano e uno svizzero. Quest’ultimo proveniente da una famiglia di coltivatori, l’altro molto attirato dal mondo agricolo. Tutti e due domandarono di vivere insieme ai lavoratori della campagna: nel mondo rurale.

È cosi che negli anni 1985 – 1987 si iniziò una fraternità vicino Torino a Carmagnola.

Terminati gli studi, questi due fratelli – durante le vacanze scolastiche avevano, un anno, preso vari contatti nelle campagne campane, un altro anno, avevano lavorato in Emilia Romagna – rientrarono nel 1991 in Italia e scelsero una cittadina romagnola – Alfonsine – per la loro fraternità nel mondo rurale.

 Contesto sociale molto particolare quello di questa ricca cittadina della provincia di Ravenna. Sorprendente, per esempio, la facilità con la quale i fratelli, anche solo di passaggio, potevano trovare lavoro. Di certo una situazione nella quale l’indigenza non è sicuramente miseria, ma mancanza di qualcosa di per sé superfluo, reso, però, necessario dal bombardamento dei messaggi pubblicitari. Occasione privilegiata di scoprire e vivere altri aspetti della condivisione della condizione sociale dei poveri.

Il lavoro dei fratelli era, evidentemente, legato all’agricoltura. Si parla al passato di questa fraternità, nella quale svariati giovani hanno avuto modo di conoscere meglio la nostra vita e.…sé stessi, perché si è dovuta chiudere nel 2003. Uno dei due fratelli ‘fondatori’ è stato, infatti, designato a svolgere un servizio per l’insieme delle fraternità.

Con la non prevista chiusura di Alfonsine si volta una pagina molto importante nella vita della Fraternità in Italia. Dei fratelli della “seconda generazione” hanno aiutato dei giovani della “terza generazione” ad approfondire le intuizioni già ricevute in dono, riconoscerne o no la comunanza con la vita della fraternità e comprendere, così, quale fosse il loro posto nella vita.
Fa piacere constatare i legami di amicizia che si sono stabiliti con la più parte dei giovani che sono passati da Alfonsine, qualunque sia la strada presa in seguito. È un segno della gratuità e della verità dell’accoglienza che hanno ricevuto e delle relazioni createsi durante la loro permanenza in fraternità.
Proprio due di questi giovani hanno vissuto a Bologna dal 2000 al 2002 in una fraternità che avevano cominciato al termine del loro noviziato e che ora si è chiusa.

 L’altro fratello che aveva iniziato Alfonsine, dopo non breve riflessione, ha raggiunto la più recente fondazione italiana: Torino-Porta Palazzo.

Vivendo a Torino, ma non solo in questa città, è difficile non rendersi conto delle condizioni penose di indigenza subite da molti immigrati nel nostro paese.
Noi italiani non siamo abituati a questo fenomeno dell’immigrazione. Fino a poco tempo fa eravamo noi ad emigrare. All’improvviso scopriamo che ci sono persone – popoli – ancor più poveri di noi che vengono qui per tentare di sbarcare il lunario.

Il quartiere di Porta Palazzo è divenuto multietnico: c’è una componente marocchina finora predominante, vi sono poi albanesi, africani sud-sahariani, cinesi e si incrementa la presenza di gente dell’Est europeo, particolarmente dei rumeni. Insomma il 25% del quartiere è composto da immigrati.
Tre fratelli hanno scelto di stabilirsi in questo quartiere, condividendo almeno le strade ed i luoghi della vita corrente con questa umanità formata da persone che, pur non accomunate dalle stesse radici, condividono certamente le stesse difficoltà di “vivere lontano dalla propria terra”.